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Stato: |
Italia |
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Regione: |
Sicilia |
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Provincia: |
Palermo |
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Coordinate: |
37°48′0″N 14°12′0″E |
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Altitudine: |
1.011 m
s.l.m. |
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Superficie: |
127
km² |
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Abitanti: |
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Densità: |
60
ab./km² |
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Comuni
contigui: |
Alimena, Blufi, Bompietro, Calascibetta (EN), Enna (EN), Geraci Siculo,
Nicosia (EN),
Petralia Soprana,
Sperlinga
(EN) |
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CAP: |
90024 |
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Pref.
telefonico: |
0921 |
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Codice
ISTAT: |
082036 |
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Codice
catasto: |
D907 |
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Nome
abitanti: |
gangitani |
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Santo patrono: |
San Cataldo
vescovo |
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Giorno festivo: |
10
maggio |
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Gangi è un comune di 7.260 abitanti della provincia di
Palermo, si trova nella Sicilia
centro-settentrionale a 1011 metri di altezza. Un
tempo identificata con antica Engyum, città greca fondata da coloni
provenienti da Minoa, la cittadina attuale si sviluppa a partire dal XIV
sec. Adagiata su Monte Marone, Gangi mantiene pressochè intatto l'aspetto
medievale caratterizzato da pittoreschi vicoli fiancheggiati da case in
pietra.
Cenni Storici
Numerose sono nel territorio le testimonianze di frequentazione umana in
epoca antica. Nelle rocce di quarzarenite lungo la vallata del fiume Gangi,
restano scavate tombe a grotticella di epoca preistorica. Sono visibili i resti
di un grosso insediamento indigeno ellenizzato e di altri centri minori di
stessa epoca. Sotto l'abbazia di Gangivecchio studi recenti hanno accertato la
presenza di una frequentazione in epoca romana. Nessuno di questi indizi sembra
accertare le ipotesi di presenza nel territorio delle antiche città di Engyon o Herbita. Il
centro urbano fu ricostruito nel 1300 sul Monte
Marone a seguito della distruzione, avvenuta nel 1299 durante la guerra del Vespro, del
precedente centro abitato. Fin dal XIII secolo ha fatto parte
della contea di Geraci di cui furono signori i Ventimiglia,
successivamente il castello passò sotto il dominio dei Graffeo. Tra il XIV ed il XV secolo
a Gangi, aumentano gli ordini religiosi che rappresentano possibilità di
formazione e di istruzione. All’inizio del XVI secolo secondo i dati rilevati
dal censimento di Carlo V, a Gangi c’era una
popolazione di circa 3200 abitanti e più di 900 abitazioni.
Il Cinquecento ed il Seicento sono periodi di grande evoluzione sul piano
sociale e culturale. Gangi passa intanto nel 1625 dalla signoria dei Ventimiglia
a quella dei Graffeo che per volere di Filippo IV re di Spagna, nel 1629
acquistarono il titolo di principi di Gangi e marchesi di Regiovanni. Nel 1677
il titolo passa ai Valguarnera.
Nel Settecento a Gangi sorgono numerose Accademie di letterati, tra le quali
quella degli Industriosi, e si costruiscono alcuni Palazzi nobiliari, fra i
quali Palazzo Bongiorno; i palazzi Sgadari e Mocciaro segneranno nell'Ottocento
il tessuto urbano della cittadina madonita quale espressione dell'ultima nobiltà
terriera.
La storia recente è meno ricca del suo passato. Agli inizi dell’800 gli
abitanti erano 9500, più di adesso
A Gangi il 1º gennaio 1926, il celebre prefetto
Cesare Mori compì quella che
è probabilmente la sua più famosa azione: una durissima repressione verso la
malavita e la mafia, colpendo anche bande di briganti e signorotti locali.
Il paese era roccaforte di numerosi gruppi criminali. Con numerosi uomini dei
Carabinieri e della Polizia Mori occupò il paese e rastrellandolo quindi casa
per casa, arrestando banditi, mafiosi e latitanti vari. I metodi attuati durante
quest'azione furono particolarmente duri e Mori non esitò ad usare donne e
bambini come ostaggi per costringere i malavitosi ad arrendersi. Fu proprio per
la durezza dei metodi utilizzati che venne soprannominato Prefetto di Ferro.
La stessa azione fu compiuta nel
secolo precedente pochi anni dopo l'unità di
Italia, nell'azione di repressione del banditismo meridionale compiuta dalla
nuova casa regnante d'Italia, i Savoia. In entrambe le occasioni Gangi fu
letteralmente assediata.
(nella foto
Corso G.F. Vitale)
Evoluzione
demografica
All'inizio del XX secolo molti cittadini emigrarono verso il Sud America, in
quelle terre che chiamavano "a'merica ranni" (La Grande America). Immediatamente
dopo la fine della seconda guerra mondiale, si è innescato un lento ma costante
processo di migrazione verso il nord italia ancora oggi in corso.
Monumenti
Il Castello
Il Castello di Gangi sorge nella prima metà del XIV sec. (1318-1340) per
volere di Francesco I Ventimiglia, conte di Geraci. Il castello non è dimora
abituale per i Ventimiglia, che preferiscono quello di Geraci e quello di
Castelbuono. L’edificio, molto simile a quello di Castelbuono, appartiene alla
famiglia Ventimiglia sino al 1625, anno in cui entra in possesso della famiglia
Graffeo e qualche anno dopo alla famiglia Valguarnera. Nel corso del Seicento,
l’antico maniero subisce numerose trasformazioni, tali da renderlo più un
palazzo che un castello. Sede dei principi di Gangi, viene abitato dai
Valguarnera in periodo estivo, sino a metà Settecento. Successivamente
l’edificio rimane in stato di abbandono e viene utilizzato come carcere e poi
come scuola, finché non viene acquistato dalla famiglia Milletarì, che tuttora
lo utilizza come abitazione privata. L’edificio, sito nell’alto di una cresta
che da più di 1000 m di quota sovrasta l’abitato e domina le due valli del
torrente Rainò. Il castello, o meglio, l’ala che ne rimane presenta
fondamentalmente invariato il suo impianto trecentesco, ma la stessa cosa non
può dirsi della facciata, volta a sud-ovest sulla piazza Valguarnera, si eleva
con due piani. L’ampio fronte contenuto fra due torri, apparentemente di epoche
differenti, è scandito da due ordini di aperture, con robusto portale bugnato a
piano terra, a sua volta sormontato dall’unico balcone del prospetto. Dalla
parte opposta, coerentemente alle sue funzioni difensive, si affaccia sullo
strapiombo settentrionale del Monte Marone.
Palazzo Sgadari
palazzo nobiliare con sede museale Tra i più belli ed antichi palazzi
del paese l'ottocentesco palazzo Sgadari, già edificio privato appartenente
all'omonima famiglia gangitana, oggi è di proprietà del comune di Gangi che nel
1995 ha creato nel pian terreno un Museo Civico, nel quale sono conservati dei
reperti archeologici ritrovati nel vicino monte Albuchia e a Gangi Vecchio.
Distribuito su quattro sale, il museo è diviso in due settori: didattico e
topografico. Il nome di Gangi compare da sempre nella letteratura archeologica
per essere stato connesso all'antica Engyon, la mitica città di fondazione
cretese citata da Diodoro e famosa nell'antichità per il Tempio e il culto delle
Dee Madri. Nonostante all'interno del centro urbano non sia stato mai segnalato
alcun rinvenimento archeologico, esiste, tuttavia nel circondario, un ricco ed
inesplorato patrimonio di testimonianze antiche che leggittima l'inserimento di
Gangi nelle carte archeologiche e merita senza dubbio l'interesse che,
finalmente, negli ultimi hanni gli è stato attribuito. I rivenimenti che vanno
dall'epoca arcaica ad età paleocristiana vedono nei casi più importanti reperti
che vengono datati tra il VII ed il VI sec. a.C. Gli altri due piani del palazzo
presentano delle sale affrescate.
Palazzo Bongiorno
Il Palazzo Bongiorno, poi Li Destri, è un grandioso edificio privato del
secolo XVIII, sito nel centro dell'abitato, tra il Corso Umberto a nord e la
Salita Matrice a sud, nei pressi della Piazza del Popolo. Il palazzo occupava
l'intero isolato e venne edificato dalla famiglia Bongiorno nella metà del
Settecento su altre strutture edilizie preesistenti. Oggi l'antico edificio si
presenta piuttosto trasformato; benché conservi ancora la struttura originaria,
non esiste più l'ampia terrazza che si affacciava sulla piazza né il corpo
centrale che volgeva sul giardino pensile. A progettarlo è proprio uno dei
proprietari: Gandolfo Felice Bongiorno. Egli, per decorare l’interno, chiama il
pittore romano Gaspare Fumagalli, attivo a Palermo intorno alla metà del XVIII
secolo. Una volta terminato diviene sede della “Accademia degli Industriosi”,
importante centro di cultura. Nel 1828 si estingue il casato dei Bongiorno. Don
Carmine, ultimo discendente, lascia tutti i propri beni all’Arcivescovato di
Palermo. Nel 1856, i baroni Li Destri acquistano il palazzo ad un’asta. La
facciata di prospetto volge a sud-est, e si presenta in eleganti linee
architettoniche, ornata da un cornicione superiore e da due pilastri laterali in
pietra intagliata, da una doppia fila di balconi con ringhiere in ferro battuto,
ad anse ricurve, con rosoni, ed infine da ampio portale. All’interno, le stanze
del primo piano non presentano decorazioni di rilievo artistico, mentre al piano
superiore vi sono dipinti su tutte le volte: allegorie di soggetto sia sacro che
profano (La Modestia, Il Trionfo del Cristianesimo, Il Tempo), racchiusi in
un'elaborata cornice architettonica che si arricchisce di mascheroni, cartocci e
medaglioni con vedute paesaggistiche. Nel 1967 il Comune di Gangi acquisisce
l’immobile. Nei primi anni degli anni Ottanta si svolgono alcuni lavori di
restauro e di consolidamento. Un ulteriore intervento si è da poco ultimato ed
ha riguardato l’ala nord. Oggi, il palazzo è sede del Consiglio Comunale e di
altri uffici.
Chiesa Madre
Edificata nei XVII
sec. su un preesistente oratorio, sorge nella piazza del paese ed è intitolata a S. Nicolò di Bari. Oggi è
collegata con l'imponente torre detta dei Ventimiglia (nella foto)
che, con le sue arcate, fa
da vestibolo all'ingresso principale dell'edificio; un tempo però le due
strutture erano separate e l'antica torre, oggi campanile della chiesa, svolgeva
la funzione di torre civica. La chiesa Madre sorse nel XIV secolo con lo stesso
titolo di S. Nicolò; a quell'epoca era formata da una sola navata e da un
transetto sul quale si attestavano tre cappelle absidate. Nel corso del XVI e
XVII secolo subì le prime trasformazioni che portarono all'allungamento del vano
fino alla torre e all'ampliamento che consentì di creare tre navate. Ancora in
questo periodo funzionava la "pinnata", portico coperto posto nel fianco
meridionale della chiesa sotto al quale solevano svolgersi le riunioni
cittadine. Un' ulteriore trasformazione nel corso del Settecento portò alla
definizione della cappella sulla navata destra ed alla costituzione di alcuni
altari. All'interno della chiesa è possibile ammirare il Giudizio Universale
(1629),
capolavoro di Giuseppe Salerno (uno dei due Zoppo di Gangi) e varie statue dello
scultore gangitano
Filippo Quattrocchi.
Vera e
propria summa teologica, il dipinto ha per modello (non unico però)
quello eseguito da Michelangelo per la Cappella Sistina a Roma (si
consulti la guida Verde Michelin Roma) dai quale riprende sicuramente la
figura del Cristo Giudice in piedi, la pelle di S. Bartolomeo nella quale
si suole riconoscere l'autoritratto dei pittore e la figura di Caronte,
nocchiero del demonio. La composizione è dominata dalla figura centrale
dei Cristo ai cui piedi si inginocchiano la Madonna e S. Giovanni
Battista. Ai lati, in primo piano, gli apostoli con alle spalle le schiere
di sante (a sinistra) e di santi (a destra). Sotto, ai centro, tredici
fanciulli rappresentano i martiri innocenti mentre, alloro piedi, trova
posto il Libro della Vita. La parte inferiore della composizione è divisa
in due: a sinistra gli eletti con l'arcangelo Michele (al centro) che
scaccia il dragone e più in basso la resurrezione dei morti; a destra i
dannati con, nell'angolo in basso, le fauci dei Leviatan. Ai centro, la
barca di Caronte, i dannati simboleggiano ciascuno un peccato capitale che
viene ricordato da un'etichetta che ne riporta il nome, a volte in
siciliano. Tra i dannati si riconoscono anche alcune cariche religiose, ma
non un prete, perchè commissionario dell'opera.
La chiesa conserva inoltre alcune pregevoli opere lignee dei Quattrocchi,
tra cui si distingue S. Gaetano (in fondo alla navata destra). Dallo
spiazzo davanti alla chiesa si gode di una bella vista su Gangi bassa con,
sulla sinistra, la cosiddetta Torre Saracena ed il Convento dei
Cappuccini. Interessante è
l'Oratorio del SS. Sacramento, affrescato nel Settecento, e la cripta
contenente le mummie di alcuni sacerdoti comunemente detta "a fossa di parrini". La torre è una grande costruzione di forma quadrata, a tre livelli (21 m),
sostenuta da 4 grossi pilastri, formanti un portico. Sul lato orientale è
attaccata alla facciata di prospetto della chiesa Madre, costituendone il
principale ornamento. I due livelli inferiori presentano finestre ogivali ad
esili bifore. La torre è in stile gotico. Venne edificata nella prima metà del XIV secolo sulla base porticata preesistente che, probabilmente, funzionava da
accesso alla città murata. In origine essa era isolata dalla chiesa (prima S.
Sebastiano) e solo tra il XVII ed il XVIII secolo venne inglobata. La tradizione
narra che durante la costruzione, essa ebbe dei cedimenti; per questo i maestri,
temendo le ire del Conte Francesco I di Ventimiglia, scapparono, lasciando
l’opera incompleta trasferendosi nella vicina Nicosia, ove portarono a
compimento una torre simile. Varie furono le funzioni a cui la torre fu deputata
nel corso dei secoli; alcuni studiosi la indicano come carcere del Santo
Uffizio, per un periodo non precisato. Dal XVI secolo assolse funzione di torre
campanaria. Nel XX secolo, la torre è interessata da tre campagne di lavori,
tutte riconducibile alle indicazioni del Soprintendente della Regia
Soprintendenza ai Monumenti di Palermo di allora, Francesco Valenti: 1925-’26:
inserimento delle catene metalliche, realizzazione della copertura piana e
risarcitura di molte fessure1955: i pilastri alla base vengono rivestiti con una
nuova pietra; 1965-’69: distruzione degli antichi orizzontamenti a favore di
solai in laterocemento. Nel 2005 è stato completato il restauro della torre.
Il
proseguimento ideale di corso Umberto è corso Fedele Vitale, sul quale si
affacciano le botteghe romane, risalenti ai XVI sec. e così chiamate per
la loro struttura (con una finestra-banco di vendita di fianco alla
porta). Più avanti, Palazzo Sgadari ospita il Museo Civico
che raccoglie reperti archeologici provenienti da Monte Alburchia.
Santuario dello Spirito Santo
(nella foto)
Posto ai piedi dell'abitato in prossimità di un crocevia delle vecchie vie di
comunicazione "trazzere". Centro di culto e di devozione allo Spirito Santo di
grande notorietà in tutto il comprensorio Madonita. l'interno del Santuario
raccoglie diversi stili sebbene predominante sia il tardo barocco-quasi roccocò.
l'icona dello Spirito Santo è posta sopra l'altare maggiore e raffigura per
l'esattezza la Trinità. un'incognita rimane su altri due strati di pittura
presenti sotto l'attuale e notevolmente più antichi. Vuole la tradizione popolare che un contadino
sordomuto, nel XVI sec., lavorando nei campi trovasse un'immagine di
Cristo dipinta sulla roccia e miracolosamente iniziasse a parlare. Nel
luogo di ritrovamento sorge dunque il santuario, meta ancora oggi di
pellegrinaggi. L'immagine sulla roccia è oggi nascosta da un dipinto del
Vazzano dietro l'altare.
Abbazia di
Gangivecchio
Abbazia Benedettina costruita nel 1366, e successivamente divenuta masseria
agricola, oggi abitazione privata. Nei pressi del fabbricato sono state
rinvenute tracce di un insediamento di età tardo imperiale e medievale.
Probabilmente il sito originario di Gangi.
Parrocchia di San
Cataldo
custodisce la preziosa statua lignea del Santo Patrono. la decorazione della
chiesa è riconducibile al tardo barocco
Chiesa del Monte
squisita chiesa, adiacente al castello. conserva tra le altre l'antica statua
di Maria SS. Immacolata, la statua di San Francesco e alcune tele di ottima
fattura. la chiesa è gestita dai minori.
Chiesa di San Paolo
(detta anche San Giuseppe dei Ricchi- nella foto)
Splendido gioiello romanico, conserva al suo interno un colonnato
particolarissimo che ricorda se non un ambulacro un loggiato al coperto.
conserva le statue di San Giuseppe, Santa Rosalia, San Pio, San Pasquale, San
Paolo, Sant'Anna.
Chiesa della Badia
Perla del tardo barocco.
Chiesa di
Piedigrotta
Santuario della Madonna delle grazie.
Chiesa del Carmine
Conserva, oltre la splendida Madonna, le statue di Sant'Alberto e Santa
Teresa.
Parrocchia di
Santa Maria di Gesù
Dal bel campanile romanico, la parrocchia di Santa Maria è un piccolo scrigno
d'arte, originariamente Ospizio Benedettino (XV sec.), epoca a cui risale anche la
torre
campanaria, alleggerita da monofore e bifore. La facciata della chiesa è
arricchita da un bel portale ornato di bassorilievi. Sull'altare maggiore troneggia la stupenda Madonna con il Bambino (detta
di Gibilmanna) opera dello scultore locale Filippo Quattrocchi, negli altari
laterali domina incontrastata la bellezza del gruppo statuario dell'Annunziata
dello stesso autore. La chiesa custodisce, oltre alle preziose tarsie, le statue
di San Vito (a cui sono legate particolari leggende) e San Rocco.
Parrocchia Santissimo
Salvatore
(nella foto)
La chiesa risulta fondata o ricostruita nel 1612.
Attiva parrocchia gangitana
custodisce al suo interno il gruppo della Trasfigurazione di ottima fattura. Tra
le altre statue si ricordano San Francesco di Paola, San Francesco Saverio, San
Filippo Apostolo (Quattrocchi), l'Angelo Custode (quattrocchi), inoltre ospita un crocifisso ligneo di Fra' Umile da Petralia e
l'Andata al calvario di Giuseppe Salerno, opera che riprende lo Spasimo di
Sicilia di Raffaello commissionato per la Chiesa dello Spasimo di Palermo.
Chiesa della
Madonna della catena
Custodisce lo stupendo simulacro della Madonna della catena circondato dagli
angeli candelieri (quattrocchi?) e la statua di San Michele Arcangelo.
Chiesa di San Biagio
Tra gli altri custodisce il prezioso simulacro di San Biagio.
Cappelletta di San
Leonardo
Piccola cappelletta immersa nel verde che custodisce la statua del "Santo
giusto"
Convento dei
cappuccini
La chiesa e il convento sono dedicati a Santa Maria degli Angeli.
Nella
chiesa si ammirano vari capolavori artistici del cinquecento e del seicento ed
inoltre il bel San Francesco. Annesso alla chiesa il convento e il museo ricco
di terracotte.
Tradizioni
Lo Spirito Santo
Il lunedì dopo Pentecoste la città di Gangi si anima. Una lunghissima
processione si snoda per le stradine gangitane, toccando le varie chiese. Da
ogni chiesa si aggiunge al lungo corteo una nuova statua per un totale di circa
40, tutte portate a spalla. La singolarità di questa processione sta nel fatto
che delle tantissime statue presenti, alcune sono portate da ragazzi, altre da
donne, altre da bambini. Giunti allo spiazzo dello Spirito Santo i Santi fanno i
così detti "miraculi", ossia sono portati per tre volte di corsa avanti e
indietro, quindi in Chiesa a rendere omaggio all'Immagine della Trinità.
Quest'uso di far correre le statue è sicuramente una rappresentazione della
gioia del Santo, sempre propenso in vita a "correre" verso i dettami dello
Spirito Santo. I Santi in processione sono:
San Giovanni Bosco,
la Madonna Ausiliatrice, la Madonna del Parto,
San Francesco
Saverio, Sant'Alberto, Santa
Teresa, Santa Venera,
Santa Veronica
Giuliani,
Santa Lucia da
Siracusa, la Madonna delle Grazie,
San Sebastiano,
San Luigi Gonzaga,
Sant'Eligio,
Sant'Antonio da
Padova,
San Francesco
d'Assisi,
Santa Rita da
Cascia,
San Vincenzo Ferreri,
San Domenico di
Guzmán,
San Nicola di Bari,
la Madonna del Rosario, San Leonardo,
San Rocco,
San Vito,Santa Maria di Gesù,
L'Annunziata,
Sant'Espedito
martire,
San Michele Argangelo,
San Biagio
vescovo e martire, la Madonna della Catena, Gesù Bambino Itinerante,
San Pio da
Pietrelcina, San Pasquale Baylon,
Sant'Anna, San Paolo,
San
Giuseppe, San Cataldo, l'Angelo
custode o San Filippo rispettivamente
ad anni alterni, San Francesco da Paola, il gruppo della Trasfigurazone. In
ultimo la Reliquia della Croce. Durante le corse e durante il tragitto i
portatori gridano: "Viva San ... (il Santo portato), viva lo Spirito Santo e la
Misericordia di Dio".
Sagra della Spiga
Corteo in costume che rievoca il passato greco della comunità gangitana.
Gangi, che gli esuli della città di Minoa chiamavano Engyon, era infatti già
famosa ai tempi del giurista romano Marco Tullio Cicerone, che la citò in uno
dei suoi più conosciuti trattati giuridici, le Verrine. Nel testo, Cicerone,
indica nella città la presenza di uno dei più grandi tempi di Sicilia, dedicato
al culto delle Dee Madri, propiziatrici della fertilità della terra. La Sagra
della Spiga che ogni anno, la seconda domenica di agosto, anima le strade del
centro storico gangitano, è una di quelle ricorrenze che riescono a legare
turismo e cultura riproponendo, in chiave spettacolare, il mito dei "figli di
Creta". Proprio questo legame con la terra è il filo conduttore dell'intera
manifestazione che, durante l'appuntamento principale, rappresentato dal Corteo
di Demetra, riesce a cucire in maniera bizzarra e certamente unica il mito
pagano con le più recenti radici etno-antropologiche della civiltà contadina
che, in Sicilia più che altrove, era ed è intimamente legata alla religiosità
popolare. Non mancano, infatti, i riferimenti allo spiccato sentimento religioso
proprio della Sicilia rurale.
Domenica delle Palme
Nel giorno della
Domenica delle
palme, una serie di eventi profondamente radicati nella tradizione popolare
segna l'inizio delle celebrazioni della
Settimana Santa. Una
delle sue caratteristiche è l'immutata ripetitività di antiche gesta, di cui
sono protagoniste le Confraternite del luogo, le quali la mattina presto si
danno appuntamento nella chiesa della Confraternita di turno (scelta in base ad
un antico sorteggio che prevede un rigido ordine ciclico) dove si procederà alla
spartizione delle palme e quindi all'allestimento delle Grandi Palme da portare
in processione con fiori, rami di datteri e simboli sacri realizzati
artigianalmente. Contemporaneamente si assiste alla vestizione dei confrati,
alcuni con una tunica bianca coperta da un mantello (che ha un colore diverso
per ogni singola confraternita), altri con il classico "abitino", mentre i
"tamburinara" indossano le preziose "Rubriche", antichi abiti settecenteschi
ricamati a mano con l'utilizzo di oro e argento. Finiti i preparativi parte la
processione. Dietro ogni palma, portata a spalla, sfilano i confratelli
preceduti dai "tamburinara" che annunciano l'arrivo della processione.
Il tragitto per le vie del paese vede come prima tappa la Chiesa Madre, dove
le Palme vengono benedette, dopo di che la processione riparte per raggiungere
una ad una le altre chiese del Paese. La processione si conclude nuovamente
nella Chiesa Madre, dove prima di assistere alla Santa Messa, i "tamburinara"
daranno luogo ad una spettacolare esibizione ritmica mentre si assiste al
suggestivo ingresso delle grandi palme sotto gli archi di accesso della Chiesa
Madre.
Giovedì Santo
Le confraternite allestiscono una mensa con varie primizie della terra e il
pane votivo in semola. In ricordo dell'Ultima cena, in varie chiese del paese si
allestiscono fastosi sepolcri arredati anche con statue.
Venerdì Santo
Processione di diversi simulacri per le vie del centro. Apre il corteo il
Cristo con la Croce seguito dall'Urna morte e Passione, dall'Addolorata e dalla
Pietà. Commovente il momento di fronte alla chiesa di Santa Maria.
Annunziata
Processione per le vie del paese del gruppo statuario
Sant'Isidoro
Festa in onore del Santo "dei campi" con la particolare benedizione degli
armenti, celebrata al santuario dello Spirito Santo.
Madonna della Catena
Processione per le vie del paese
San Francesco
Processione e in alcuni anni rievocazione storica "Vivere in Assisi" sulla
vita del Santo.
Santa Venera V.M.
Tradizionale festa campestre (mese di Agosto). il simulacro è condotto in
processione in campagna nella contrada omonima. la serata è allietata, così come
parte del giorno, da giochi e intrattenimenti.
Maria
Santissima Assunta (15 Agosto)
Tradizionale processione e cambio del quadro con la "macchina" alla
Matrice.
San Pio
Fiaccolata processionale in onore del Santo, che è accompagnato da San
Giuseppe dei ricchi in un'altra chiesa più spaziosa per la festa.
San Cataldo
È il Patrono del paese; si festeggia solennemente il 10 del mese di maggio
nei giorni precedenti la Pentecoste. Il Santo è condotto per due giorni in
processione per le vie del paese percorrendo tutto il centro storico. La festa è
organizzata dalla storica confraternita di Santa Maria degli Agonizzanti (la cui
statua si trova nella chiesa di San Cataldo ed è uno dei capolavori scultorei di
Filippo Quattrocchi). Vari gli intrattenimenti e le rievocazioni storiche e
tradizionali.
San Giuseppe
Processione, costruzione altarini e pranzo delle virgineddi
Santa Lucia
13 dicembre.
Processione d'ingresso alla Matrice dove si celebra la festa.
Processione di ritorno alla chiesa di Santa Lucia
Da Nazareth a
Betlemme
Si tratta della rappresentazione della Natività che si esprime in due sezioni
concomitanti e complementari: una laica e l'altra squisitamente religiosa. La
sezione laica propone: momenti della vita domestica palestinese mediante
scenografie di interni e di esterni realizzate con riferimenti alla cultura di
quel tempo; momenti di vita propri del mercato che solitamente si svolgeva alle
porte della città; il Censimento, voluto da un decreto di Cesare Augusto, che
costringerà Giuseppe al faticoso viaggio da Nazareth a Betlemme insieme a Maria
e l’ asinello; la difficile ricerca di un alloggio per far partorire Maria; la
presenza ingombrante di Re Erode che di li a poco ordinerà la strage degli
Innocenti; la vita agreste con l'ovile posto fuori le mura di Betlemme.La
sezione religiosa comprende: l'Annunciazione a Maria Vergine; l'apparizione
dell'Angelo a Giuseppe; la Natività; l’apparizione dell’ Angelo ai pastori. Tutti gli attori indosseranno abiti rigorosamente di foggia palestinese,
ivi inclusi i centurioni a guardia della sede di Erode e del Censore. La
rappresentazione si svolgerà lungo un percorso urbano che ricade all’interno
del Centro Storico di Gangi con tutto il suo imprevedibile fascino: Via Minosse,
il sottopassaggio, di sapore medievale, che collega Via Minosse con Via San
Vito, Via San Vito, Via Matrice, parte di Via Sant’ Anna, Piazzetta Bongiorno e la
Torre dei Ventimiglia. Lungo il percorso e dall’ inizio alla fine, gli
spettatori, in gruppi di cinquanta per volta, saranno accompagnati da un
sottofondo musicale, da una sorta di colonna sonora e da una voce fuori campo
che dirà dei personaggi, delle scene, dei luoghi, della Storia.
Personaggi
illustri
Filippo Quattrocchi
Noto scultore di fine settecento che, con pregevole arte, trasforò
la materia in movimento Barocco.ha praticamente riempito Gangi di
capolavori.
Gaspare Vazzano
(1560-1624 circa). Noto pittore che venne soprannominato "lo zoppo
di Gangi". Le sue figure sono di una dolcezza sconfinata. La sua fama
valica i confini di Gangi e opera in tutte le Madonie e non solo.
Trasferitosi a Palermo nel 1580, Gaspare Vazzano entra a far parte della
schiera di aiuti del Sozzo. A Palermo abita ed apre bottega nella via di
San Domenico.
Giuseppe Salerno
Vissuto a cavallo tra cinquecento e seicento, dipinse tra le altre
opere, l'immenso Giudizio Universale della chiesa Madre. La sua salma
riposa nella chiesa della Catena.
Contemporanei
Giuseppe Sottile
Illustre giornalista e scrittore, nasce a Gangi nel 1946. Firma
articoli per l'Ora e per il Giornale Di Sicilia. Vicedirettore del
telegiornale
Studio Aperto
sotto la direzione di Paolo Liguori. Padre di Salvo Sottile, giornalista
Mediaset.
Santi Consolo
Vice capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, nasce a
Gangi nel 1951. Componente del Consiglio Superiore della Magistratura.

Come raggiungere
Gangi da Palermo:
Dall'autostrada
A19, svincolo Tremonzelli dal quale dista 38 Km
Come raggiungere
Gangi da Catania:
Dall'autostrada
A19 svincolo Mulinello dal quale dista 50 Km
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