Biografia
Nascita e giovinezza
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Andrej Rublëv,
Icona di san
Paolo (1407
circa, 110x160 cm, Galleria
Tret'jakov, Mosca) |
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Apostolo |
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Nascita |
Tarso, 5-10 |
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Morte |
Roma, 64-67 |
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Venerato da |
Tutte le Chiese che ammettono il culto dei
santi |
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Santuario principale |
basilica
di San Paolo fuori le mura, Roma |
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Ricorrenza |
25 gennaio (festa della conversione
di San Paolo)
29
giugno (solennità
dei Santi Pietro e
Paolo) 18 novembre (dedicazione delle basiliche dei Santi
Pietro e Paolo) 2008 (Anno
Paolino) |
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Attributi |
libro (rotolo o codice), fune, cesta, spada |
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Patrono di |
Roma, Grecia, Malta, giornalisti, vescovi, missionari, rover |
Secondo At22,3
Paolo nacque a Tarso, in Cilicia (attuale
Turchia del
sud).
Sofronio Eusebio
Girolamo invece riferisce, verso la fine del IV secolo, che era originario
di "Giscala
di Giudea" (attuale Jish in arabo, Gush Halav in ebraico, nell'attuale Galilea) ed emigrò
a Tarso con i parentes (genitori o nonni) quando la città fu conquistata
dai Romani.Non è chiara la fonte ("favola") dalla quale attinge Girolamo. Il dettaglio
della conquista romana della città è verosimilmente un anacronismo: vere e
proprie operazioni militari romane in Giudea sono testimoniate sotto Gneo Pompeo Magno (63
a.C.) e soprattutto durante la prima guerra
giudaica (66-74), che vide la cattura di Giscala nel 67 per resa all'allora
generale
Tito.
Per
questo gli studiosi contemporanei rigettano l'ipotesi della nascita a Giscala,
sebbene rimanga possibile un'origine galilaica dei suoi antenati, probabilmente
nonni, poi trasferitisi a Tarso.
Nessun dato delle fonti storiche accenna direttamente alla data di nascita,
sebbene alcuni sporadici e generici accenni siano presenti nel Nuovo Testamento.
In At7,58, in occasione del martirio di
Stefano
avvenuto pochi anni dopo la morte di Gesù (circa prima metà degli anni 30),
Saulo è detto giovane. In At9,1-2 l'incarico ufficiale ottenuto dal Sommo Sacerdote, di
poco precedente alla conversione collocata attorno alla metà degli anni 30,
suggerisce una certa maturità anagrafica. In Fm9, scritta nei primi anni 60, Paolo si definisce vecchio. È
diffusa convinzione tra gli studiosi che la nascita vada collocata,
verosimilmente ma non sicuramente, attorno al 5-10 d.C.
Circa i primi anni della sua vita, in At22,3 e At26,4 Paolo si dice cresciuto a Gerusalemme, dove studiò
alla scuola di Gamaliele. Non è chiaro quando
si trasferì nella città santa da Tarso. La Mishnah (fine II secolo)
stabilisce a 15 anni l'inizio dello studio del Talmud, ed è
pertanto possibile che si sia trasferito all'inizio della giovinezza.
Persecutore
In At7,58; 8,1 (ripreso da At22,20), alla sua prima comparsa nella narrazione biblica,
Paolo viene descritto come presente e accondiscendente all'uccisione di
Stefano
(attorno al 35), il primo martire cristiano, sebbene non sia stato direttamente
partecipe della sua lapidazione ma il semplice "custode dei mantelli" dei
lapidatori. In seguito, prima dell'adesione al Cristianesimo, Paolo aveva
ricoperto ruoli di particolare rilievo nelle alte sfere religiose ebraiche
relativamente alla persecuzione dei cristiani. Il suo zelante operato è
accennato direttamente in diversi passi di Atti e delle lettere (At8,3; 9,1-2; 26,9-11; Gal1,13-14; 1Cor15,9; Fl3,6; 1Tm1,13),
mentre in altri passi sono riportati gli echi indiretti della sua persecuzione
(At9,13; 9,21; 9,26; Gal1,23).
Le modalità pratiche e il contesto di questa persecuzione paolina,
probabilmente descritta con toni esagerati, non sono chiare. È possibile che la
sua azione si sia limitata alla sola comunità di Gerusalemme e in seguito,
quando la persecuzione portò alla dispersione dei credenti, cercò di rivolgersi
anche ai profughi cristiani fuori dalla città, nella fattispecie quelli
residenti a Damasco (At9,2). I riferimenti biblici indicano che questa persecuzione
ebraica, all'interno della quale appunto operava Paolo, inizialmente non fu
rivolta a tutti i cristiani indistintamente ma solo ai cosiddetti ellenisti,
cioè i cristiani di cultura greca come
Stefano e Filippo. Gli
apostoli (e i giudeo-cristiani) invece sembrano rimanere indisturbati (At8,1; 8,14), salvati dalla loro appartenenza alla comunità
giudaica e dalla adesione ai precetti religiosi della fede ebraica. Dalle fonti
storiche non appare chiara l'effettiva portata di questa persecuzione ebraica:
Giuseppe Flavio,
principale e preziosa fonte extra-cristiana circa il medio-oriente del I secolo,
non fa cenno di una sistematica persecuzione, e anche nel testo biblico le
uccisioni dirette descritte sono solo quella di
Stefano e
dell'apostolo Giacomo "il
Maggiore" (At12,1-2, attorno al 44), alle quali va aggiunta in seguito
quella di Giacomo "il Giusto"
(Giuseppe Flavio,
Antichità
giudaiche 20,9, attorno al 62). È possibile che la persecuzione ebraica
(e
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Conversione di San Paolo, dipinto di Caravaggio
(1600-1601, attualmente conservato a
Santa Maria del Popolo) |
paolina) sia stata più una questione giuridico-religiosa, finalizzata alla
scomunica e all'interdizione dei cristiani dal culto della sinagoga e del
tempio, che un sistematico eccidio.
L'accenno al voto circa la condanna capitale di At26,10 sembra suggerire una sua appartenenza al Gran
Sinedrio di
Gerusalemme, il consiglio religioso ebraico di 70 membri (71 col Sommo
Sacerdote) al quale solo spettava il voto e la delibera (ma durante
l'occupazione romana non l'esecuzione, vedi il caso di Gesù)
delle condanne a morte per motivi religiosi, dal quale lo stesso Paolo sarà
giudicato (At22,30-23,10). Questa appartenenza sinedrita farebbe di Paolo
uno degli Ebrei più noti e rilevanti dell'ebraismo dell'epoca, ma viene
solitamente esclusa dagli studiosi anche perché non direttamente affermata dai
testi biblici e non usata nelle sue lettere quando in vari loci presenta le sue
credenziali. In tal senso, il suo "voto" per la condanna a morte dei cristiani
deve essere inteso come un semplice consenso.
Conversione
Tradizionalmente l'adesione di Paolo al movimento cristiano viene indicata
col termine "conversione".
L'evento è descritto esplicitamente negli Atti degli Apostoli
e accennato implicitamente in alcune lettere paoline. In At9,1-9 c'è la descrizione narrativa dell'accaduto, che è
raccontato nuovamente dallo stesso Paolo con lievi variazioni sia al termine del
tentativo di linciaggio a Gerusalemme (At22,6-11) che durante la comparizione a Cesarea davanti al
governatore
Porcio
Festo e al re
Marco
Giulio Agrippa II (At26,12-18):
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« Saulo
frattanto, sempre fremente minaccia e strage contro i discepoli del
Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le
sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a condurre in catene a
Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina di Cristo, che avesse
trovati. E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a
Damasco, all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra
udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?».
Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu
perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi
fare». Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati
ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. Saulo si alzò da
terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano,
lo condussero a Damasco, dove rimase tre giorni senza vedere e senza
prendere né cibo né bevanda. » (Atti 9,1-9) |
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La tradizione artistica successiva ha immaginato la caduta a terra come una
caduta da cavallo ma il particolare è assente da tutti e tre i resoconti,
sebbene rimanga possibile e verosimile poiché l'evento si verificò durante il
viaggio. Dopo questa folgorazione-rivelazione-chiamata (il testo non usa mai
metànoia, "conversione") Paolo si recò a Damasco e ricevette il
battesimo da
un giudeo-cristiano di
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Bab
Kisan (porta di Kisan) a Damasco, che secondo la
tradizione fu il tratto di cinta muraria dalla quale scappò Paolo. Attualmente
contiene una cappella di rito cristiano melchita |
nome Anania, riacquistando la vista
(At9,10-19; 22,12-16). Secondo il testo biblico fu tramite
Anania che Gesù risorto comunicò a Paolo il mandato missionario ai gentili (At9,15) che caratterizzerà il suo ministero successivo.
Gli accenni generici alla conversione contenuti in alcune lettere paoline
non descrivono esplicitamente l'evento come in Atti ma si
riferiscono genericamente a una maturazione ed evoluzione interiore di Paolo: Gal1,11-17; Fl3,3-17; 1Tm1,12-17; Rm7,7-25 (Rm è così generico
che non è chiaro se si riferisca o meno alla propria vicenda personale). Anche
in questi passi non è usato il termine "conversione" ma i generici chiamata,
scelta, conquista-cattura.
L'interpretazione storica dell'evento da parte degli studiosi contemporanei è
diversificata: mentre gli studiosi cristiani ammettono -tendenzialmente- il
valore storico della triplice narrazione di Atti, per gli studiosi non credenti
il carattere soprannaturale e miracolistico di essa, che ha come protagonista Gesù risorto, li
porta a negare valore storico alla descrizione, accettando comunque la
conversione al cristianesimo come testimoniata anche dalle lettere. In questo
caso la descrizione dell'evento non è altro che un prodotto narrativo di Luca.
Inizio della
predicazione
Secondo il resoconto di Atti (9,19-25), dopo la conversione sulla via di Damasco e il
battesimo ricevuto da Anania, Paolo rimase nella città per un tempo
indeterminato ("molti giorni"), predicando nelle sinagoghe il messaggio
cristiano agli Ebrei. Questi però cercarono di
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Sulla via tra Gerusalemme e Damasco avvenne la conversione
di Paolo, quindi si recò in
Arabia, tornò
a Damasco da dove fuggì verso Gerusalemme (prima visita) e
quindi Tarso |
ucciderlo e fu aiutato a scappare
dai "suoi discepoli", che lo calarono di notte in una cesta facendolo uscire
dalle mura cittadine. Da Damasco si recò poi a Gerusalemme (9,26).
Questo resoconto è integrabile con alcune sporadiche informazioni presenti
nelle lettere paoline. In 2Cor11,32-33 Paolo racconta l'episodio della fuga nella cesta,
collocandolo cronologicamente durante il dominio sulla città da parte del re nabateo
Areta
IV (verso la fine degli anni 30).
In Gal1,17 Paolo specifica che dopo la conversione (e quindi il
suo arrivo a Damasco), si recò in Arabia (da intendersi come il regno dei Nabatei
nell'attuale Giordania, poi compreso nella
provincia romana
di Arabia), per poi ritornare dopo un tempo indefinito nuovamente a Damasco.
Il soggiorno a Damasco quindi sembra essere stato duplice, presentato come unico
da Atti che omette il viaggio in Arabia. I biblisti collocano la fuga nella
cesta, al termine del secondo soggiorno. Circa
il viaggio in Arabia non sono noti il motivo, i luoghi visitati, la durata e i
risultati conseguiti. È verosimile che sia stato caratterizzato, come gli anni
successivi, dalla predicazione del cristianesimo nelle sinagoghe.
Secondo At9,26-30, giunto a Gerusalemme fu accolto
inizialmente con freddezza e timore dai cristiani della città a motivo del suo
passato di persecutore dei cristiani. Il giudeo-cristiano
Barnaba
si fece suo garante, iniziando così con Paolo una collaborazione che durerà
negli anni successivi. Nella città santa continuò a predicare nelle sinagoghe ma
anche qui, come a Damasco, fu costretto a fuggire nella sua città natale Tarso. Gal1,18-19 aggiunge alcune precisazioni: questa prima visita a
Gerusalemme avvenne "3 anni dopo"
la sua conversione, fu breve ("15 giorni"), vide l'incontro di Paolo con Pietro e Giacomo.
Ad Antiochia
Dopo essere fuggito da Gerusalemme, Paolo rimase a Tarso diversi anni (tra
i 5 e i 10 a seconda delle varie ricostruzioni cronologiche, v. sopra). Di
questo lungo periodo oscuro della sua vita rimane solo l'accenno di Gal1,21 che vede Paolo recarsi in
Siria e Cilicia, cioè nei
dintorni di Tarso. Non è esplicitato il motivo di questi viaggi ma è presumibile
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Dopo la fuga a Tarso Paolo si recò in
Siria e
Cilicia, quindi fu condotto da Barnaba
ad
Antiochia dove risiedette, e da lì si recò
per la seconda volta a
Gerusalemme |
che si riferissero a una predicazione itinerante, e come per il caso della
predicazione precedente in Arabia non sono noti luoghi visitati, durata e
risultati conseguiti.
In Atti Paolo fa la sua ricomparsa solo in 11,25-26 quando il suo mentore
Barnaba,
inviato dalla chiesa di
Gerusalemme ad Antiochia di Siria,
lo va a cercare nella vicina Tarso per farne un suo collaboratore e lo conduce
nella città siriaca, allora la principale metropoli del medio-oriente. Qui Paolo
rimarrà strettamente legato alla comunità cristiana per alcuni anni. La
tradizione cristiana ha conservato memoria di una grotta, detta di San Pietro,
nella quale si sarebbe riunita la chiesa di Antiochia.
Dopo "un anno intero" di permanenza, Paolo e Barnaba si recarono a
Gerusalemme (seconda visita, vedi At11,27-30; 12,21-25). Occasione del viaggio fu una
colletta[51] della
chiesa di Antiochia per la chiesa di Gerusalemme in vista di una carestia che,
stando al racconto di Atti, era stata predetta da un cristiano di nome Agabo.
Dopo aver portato le offerte della colletta ritornarono ad Antiochia. La notizia
della morte di Erode Agrippa I (44
d.C.), collocata tra la partenza e il ritorno di Paolo, e le informazioni
pervenuteci da autori extra-cristiani circa la prolungata carestia in Palestina,
collocano l'accaduto attorno alla metà degli anni 40.
In passato da alcuni biblisti questa seconda visita veniva fatta coincidere
con quella descritta in Gal2,1-9 (vedi paragrafo cronologico sopra), ma attualmente vi
è accordo nel considerare quest'ultima come coincidente con la terza visita,
quella del
concilio di
Gerusalemme (v. dopo).
Primo viaggio
Dopo un tempo imprecisato dal ritorno dalla seconda visita a Gerusalemme,
Paolo partì per il primo di quelli che saranno i suoi tre viaggi missionari
itineranti. Protagonisti furono (almeno) Paolo,
Barnaba
e per il tratto iniziale Giovanni-Marco, cugino
di Barnaba (Col4,10), che in seguito comporrà a Roma il secondo vangelo.
La durata, a seconda delle varie ricostruzioni cronologiche, è tra i 2 e 5 anni,
collocabili nella seconda metà degli anni 40 (v. sopra). I destinatari della
predicazione sono principalmente gli Ebrei ma anche i pagani.
Concilio di
Gerusalemme
Dopo un periodo imprecisato ("non poco tempo") dal ritorno ad Antiochia
scoppiò un dissidio nella comunità che porterà al cosiddetto
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Pietro e Paolo (dipinto di
Guido
Reni, circa 1605) furono con Giacomo il Giusto i
protagonisti principali del
Concilio di
Gerusalemme |
"concilio di
Gerusalemme" con la terza visita di Paolo nella città santa. La descrizione
degli eventi è contenuta in At15,1-35 e, sotto una prospettiva diversa, in Gal2,1-9. In passato alcuni biblisti hanno ipotizzato che il
racconto di Galati non corrispondesse a
questa terza visita ma fosse da collocare nella seconda visita, durante la quale
Paolo portò le offerte per la carestia. Attualmente la maggior parte degli
esegeti però rifiuta questa ipotesi, ritenendo che At15 corrisponda a Gal2.
La questione riguardava le recenti conversioni al cristianesimo di alcuni
pagani (detti
ellenisti)
che erano avvenute nella città. Fino a quel momento le comunità cristiane erano
composte prevalentemente da Ebrei che avevano accettato la messianicità di Gesù e la sua
risurrezione (detto giudeo-cristiani), i
quali accettavano le prescrizioni della
Legge ebraica nella quale erano cresciuti, in primis la circoncisione. I pagani
convertiti erano però estranei dalla tradizione ebraica e, soprattutto, non
erano circoncisi. Per questo "alcuni" (probabilmente giudeo-cristiani di origine
farisaica) venuti dalla Giudea
ad Antiochia insegnavano la necessità della circoncisione che doveva essere
imposta loro. A questa richiesta si opposero Paolo e Barnaba. Il confronto con
la vita e la predicazione di Gesù non forniva chiare indicazioni a favore di una
delle due posizioni: Gesù stesso era un ebreo circonciso e osservante i precetti
della Legge ebraica, ma nella sua predicazione appare come costante ricorrente
il contrasto con alcuni di questi precetti (vedi p.es. il ritornello "è stato
detto... ma io vi dico" del discorso della montagna) e con la modalità esteriore
e formale con la quale le autorità farisaiche li applicavano e insegnavano ad
applicarli.
Per risolvere questa impasse Paolo e Barnaba si recarono a Gerusalemme
(Gal2,2 precisa che il motivo del viaggio fu "per una rivelazione"). Qui ebbe
luogo la discussione, che la tradizione cristiana indica come il primo
concilio, che
vide in definitiva la vittoria della posizione paolina ("non cedemmo neppure un
istante", Gal2,5): ai nuovi convertiti non occorreva imporre l'osservanza
della legge ebraica ("non fu imposto nulla di più", Gal2,6), ma solo di alcune norme fondamentali, cioè
l'astensione "dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali
soffocati e dalla impudicizia" (At15,28-29, particolare omesso da Gal).
Nonostante l'atmosfera irenica che traspare dal resoconto di Atti, lo scontro
tra le due fazioni dovette essere abbastanza aspro, come testimoniato da Galati.
Inoltre il comune accordo raggiunto a Gerusalemme non impedì che la questione
avesse uno strascico successivo, il cosiddetto "incidente d'Antiochia" (riferito
dal solo Paolo in Gal2,11-14). A quanto pare la comunità giudeo-cristiana
continuava a vedere gli ellenisti come una sorta di cristiani di "seconda
categoria", arrivando a scindere la mensa (eucaristica?) per le due distinte
comunità. Pietro si lasciò coinvolgere in questa separazione, contraria allo
spirito paritario emerso al Concilio, coinvolgendo anche Barnaba e venendo per
questo apertamente ripreso da Paolo.
Anche Paolo tuttavia non si attenne strettamente al Concilio: in seguito fece
circoncidere Timoteo affinché venisse
accettato anche dai Giudei e dai giudeo-cristiani (At16,1-3).
Secondo viaggio
Il secondo viaggio missionario è narrato in At15,36-18,22. Protagonisti furono (almeno) Paolo e Sila-Silvano, ai quali si
aggiunse poco dopo Timoteo. Le regioni
toccate sono la Galazia del sud, evangelizzata
nel primo viaggio, e quindi la Macedonia e la Grecia. La durata, a seconda delle
varie ricostruzioni cronologiche, è circa 4-5 anni, collocabili attorno al 50
(v. sopra).
Terzo viaggio
Dopo un periodo imprecisato, Paolo partì (da solo o con altri?) per
il terzo viaggio missionario, descritto in At 18,23-21,15. Le regioni toccate sono le attuali Grecia e
Turchia, già visitate nei viaggi precedenti. La durata, a seconda delle varie
ricostruzioni cronologiche, è circa 5-6 anni, collocabili attorno alla metà
degli anni 50 (v. sopra).
Arresto e viaggio verso
Roma
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Paolo si rivolge alla folla che tentava di linciarlo sulla
scalinata del tempio di Gerusalemme, illustrazione di Gustave
Doré |
Il motivo dell'arrivo a Gerusalemme è dettato verosimilmente dalla necessità
di portare alla chiesa locale i frutti della "colletta dei
santi". Gli eventi
successivi
all'arrivo sono ampiamente descritti a partire da At21,15. Viene narrato un nuovo incontro con Giacomo, dal quale
traspare la tensione e il sospetto che ancora, nonostante le decisioni del
concilio di
Gerusalemme ribadite dallo stesso Giacomo in At21,25, dovevano esserci tra i giudeo-cristiani e le comunità
paoline: "hanno sentito dire di te che vai insegnando a tutti i Giudei sparsi
tra i pagani che abbandonino Mosè, dicendo di non circoncidere più i loro figli
e di non seguire più le nostre consuetudini" (At21,21). Giacomo gli consiglia di recarsi nel tempio per
purificarsi assieme a quattro uomini che avevano fatto un voto (verosimilmente
il nazireato), testimoniando così
pubblicamente la sua adesione formale all'ebraismo.
Dopo una settimana, mentre si trovava nella spianata del tempio Paolo fu
riconosciuto da alcuni Ebrei dell'Asia (probabilmente Efeso) e fu accusato,
oltre di aver predicato "contro la legge e contro questo luogo", di aver
introdotto un pagano (l'ellenista Trofimo di Efeso) nel recinto del tempio
riservato agli Ebrei. L'accusa era falsa (Paolo era accompagnato da Trofimo ma
non nel tempio) ma il reato era grave, prevedendo la morte per il
trasgressore.
Ne derivò un tumulto nel quale Paolo rischiò il linciaggio. Intervenne un
tribuno romano, un certo
Claudio
Lisia (At23,26;24,7;24,22), che dalla vicina fortezza Antonia poteva
controllare la spianata del tempio, e salvò Paolo dalla morte. Questi chiese
all'ufficiale di rivolgersi alla folla inferocita e tenne un discorso nel quale
raccontava la sua chiamata da parte di Gesù a predicare ai pagani, ma non riuscì
a calmare il tumulto. Il tribuno lo portò al sicuro nella fortezza e stava per
flagellarlo, ma Paolo rivelò di essere cittadino romano. Il
giorno seguente il tribuno dispose un regolare processo del Sinedrio e Paolo riuscì
abilmente a risvegliare i conflitti che intercorrevano tra sadducei e farisei, principali componenti
del
Sinedrio,
conquistando il favore di questi ultimi. Risolto il processo con un nulla di
fatto, alcuni giudei ordirono un piano per uccidere Paolo e il tribuno lo fece
trasferire a Cesarea, sede del
governatore Felice, allegando una lettera
nella quale specificava che "in realtà non c'erano a suo carico imputazioni
meritevoli di morte o di prigionia".
A Cesarea lo raggiunsero il sommo sacerdote
Anania
e alcuni Giudei che lo accusarono formalmente di fronte al governatore, ma
Felice non si pronunciò né per la condanna né per la scarcerazione,
permettendogli di godere durante la sua detenzione di una certa libertà (At24,23) fino allo scadere del suo mandato, due anni dopo (At24,27). Quest'attesa può essere dovuta all'incertezza e alla
prudenza con la quale i governatori romani esitavano a pronunciarsi circa le
questioni religiose ebraiche, a loro indifferenti (vedi anche il caso di Gesù e
Pilato, Gv18,31, e Paolo con Gallione, At18,15). Non sembra comunque che Felice lo trovasse colpevole,
apparendo al contrario ben disposto nei suoi confronti (At24,24-27), anche se lo lasciò in prigione "volendo dimostrare
benevolenza verso i Giudei".
Allo scadere del mandato di Felice gli successe
Porcio
Festo (circa 59/60 d.C.), e avvenne un secondo processo contro Paolo da
parte dei capi dei Giudei. Anche in questo caso il governatore mostrò
incertezza, non pronunciandosi né per una condanna né per la scarcerazione, e
Paolo si appellò al giudizio dell'imperatore, suo diritto in quanto cittadino
romano, al quale Festo dovette acconsentire (verosimilmente con sollievo): "Ti
sei appellato a Cesare, a Cesare andrai" (At25,12).
Dopo un tempo indeterminato ("diversi giorni") giunse a Cesarea il re
Agrippa
con sua moglie Berenice, discendente di Erode e sovrano di un
limitato territorio nel nord dell'attuale Giordania, e chiese di poter ascoltare
Paolo. Al termine del suo lungo racconto, nel quale narrò nuovamente la sua
chiamata da parte di Gesù risorto, sia il re che il governatore sembrano
convinti della sua innocenza (At26,30-32).
Verso autunno Paolo si imbarcò verso Roma con altri prigionieri (e con Luca?), sotto la
custodia di un certo Giulio. Anche
in questo viaggio Paolo sembra godere di una discreta libertà e indulgenza (v.
p.es. At 27,3;27,43), come era stato trattato in precedenza dalle
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Località toccate dal viaggio in prigionia di Paolo verso
Roma,
attorno al 60 |
varie autorità romane. Le tappe del viaggio furono Sidone, la costa nord di Cipro, Myra di Licia,
Buoni
Porti e
Lasea
a
Creta. Al largo
di Creta la sua nave, un
ponto,
incappò in una tempesta e andò alla deriva per 14 giorni, durante i quali Paolo
sembra essere stato la guida carismatica di passeggeri, marinai e soldati.
Approdarono infine a Malta. Nell'isola è conservato il
ricordo toponomastico del luogo dello sbarco nella Baia di San Paolo.
Secondo il resoconto di Atti, a Malta Paolo compì numerosi miracoli (At 28,1-10). Dopo tre mesi, finita la brutta stagione, il
viaggio per mare verso Roma riprese passando per Siracusa, Reggio,
Pozzuoli, e
quindi a piedi per il Foro di Appio e le Tre Taverne. A Roma la
tradizione conserva il ricordo del luogo dove avrebbe dimorato Paolo agli
arresti domiciliare per (almeno) due anni (At 28,30), nel quale è stata poi costruita la
Chiesa di
San Paolo alla Regola.
Durante questi arresti domiciliari a Roma scrisse probabilmente le lettere
agli Efesini, ai Colossesi e forse
Filemone.
Ipotesi
sugli ultimi anni: quarto viaggio?
Il dettagliato resoconto degli Atti degli Apostoli
termina con l'arrivo di Paolo a Roma, dove rimase almeno due anni (At28,30). Quello che successe dalla fine di questi due anni
(circa 62/63) alla morte di Paolo (tra il 64-67, vedi dopo) non è noto con
certezza e dipende in particolare dal riconoscimento o meno dell'autenticità
delle lettere pastorali,
Prima e
Seconda lettera a
Timoteo e Lettera a Tito. Gli
scenari possibili sono quattro, e tutti ammettono la scarcerazione di Paolo
dalla prigionia, particolare storicamente verosimile: secondo Atti, tutte le
autorità incontrate da Paolo si mostrarono ben disposte verso di lui e non
trovarono nel suo comportamento motivi che potessero portare a una condanna.
Morte
Secondo la tradizione cristiana Paolo morì durante la
persecuzione di
Nerone, decapitato (pena di morte
dignitosa riservata ai cittadini
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Martirio di San Paolo, illustrazione di Hendrik Goltzius del
XVII secolo |
romani) presso le Aquæ Salviæ, poco a
sud di Roma, probabilmente nell'anno 67 d.C.
Dalle lettere di Paolo così dagli Atti degli Apostoli,
scritti attorno all'80 (che terminano la narrazione con l'arrivo a Roma e con la
prima blanda prigionia, una sorta di "custodia cautelare",
in attesa di comparire "di fronte a Cesare") si possono ricavare informazioni
utili per collocare dal punto di vista cronologico la vita di Paolo, ma,
ovviamente, non per chiarire le circostanze della morte dell'apostolo.
La già citata
Lettera ai
Corinzi di Clemente romano (fine I
secolo) accenna a un martirio di Paolo "sotto i prefetti", ma non esplicita il
nome dei prefetti né luogo, data, motivo e modalità del martirio.
Tertulliano (fine II secolo)
riporta che a Roma "vinse la sua corona morendo come Giovanni" (Battista, cioè
decapitato).
L'apocrifo
Martirio di
San Paolo apostolo (tr.
it.), facente parte degli Atti di Paolo (fine II
secolo), descrive dettagliatamente la morte di Paolo per esplicito volere di Nerone. Come per gli
altri apocrifi il testo viene
giudicato leggendario dagli storici contemporanei.
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« In piedi,
rivolto verso Oriente, Paolo pregò a lungo. Dopo aver protratta la
preghiera intrattenendosi in ebraico con i padri, tese il collo senza
proferire parola. Quando il carnefice gli spiccò la testa, sugli abiti del
soldato sprizzò del latte. Il soldato e tutti i presenti, a questa vista,
rimasero stupiti e glorificarono Dio che aveva concesso a Paolo tanta
gloria; e al ritorno annunziarono a Cesare [i.e. Nerone] quanto era
accaduto. Anch'egli ne rimase stupito e imbarazzato » |
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Secondo il testo apocrifo, dopo la morte Paolo apparve all'imperatore e ad
altri cristiani.
Eusebio attorno al
325 riporta che fu decapitato a Roma sotto Nerone (regno 54-68, che va
verosimilmente ristretto al periodo 64-68 seguente al
grande incendio di
Roma e alla
persecuzione
anticristiana connessa), e citando la perduta Lettera ai Romani di Dionigi di Corinto
(fine II secolo) colloca il martirio di Pietro e Paolo nello stesso giorno,
senza però specificarlo.
Girolamo verso
fine IV secolo precisa che fu decapitato a Roma e fu sepolto lungo la
via
Ostiense nel 14º anno di Nerone (67), due
anni dopo la morte di Seneca.
Importante, per la sua antichità, è anche la testimonianza del presbitero
Gaio, ecclesiastico vissuto al tempo di papa Zefirino (199-217).
In un suo scritto contro Proclo, capo della setta dei
Montanisti
(Catafrigi), parla dei luoghi ove furono deposte le sacre spoglie dei detti
Apostoli (Pietro e Paolo) dicendo: «Io posso mostrarti i trofei degli Apostoli.
Se vorrai recarti al Vaticano, o sulla via Ostiense, troverai i trofei dei
fondatori di questa Chiesa» . (Historia Ecclesiatica, 11, 25; P.L. 20,
207-210)
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La chiesa di San Paolo all'interno del complesso
Trappista
dell'Abbazia delle Tre
Fontane a Roma lungo la via Laurentina, costruita
nel luogo dove secondo la tradizione venne decapitato Paolo. Un primo edificio
di culto fu costruito nel V secolo, nella sua forma attuale risale al 1599. La
lapide all'ingresso recita "S.PAULI APOSTOLI MARTYRII LOCUS UBI TRES FONTES
MIRABILITER ERUPERUNT", "luogo del martirio di san Paolo apostolo dove tre fonti
sgorgarono miracolosamente" (la testa di Paolo, cadendo, avrebbe fatto tre
rimbalzi dove sarebbero sgorgate le tre fontane, presenti all'interno della
chiesa)
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L'apocrifo
Atti di Pietro e
Paolo (dopo il IV secolo,
en)
riferisce che la decapitazione di Paolo avvenne presso la
via
Ostiense lo stesso giorno della morte di
Pietro,
precisando la data del martirio al 29 giugno. La Storia di Perpetua
(en), aggiunta contenuta in alcuni manoscritti greci, precisa
che il luogo della decapitazione era chiamato Aquæ Salviæ ed era situato
"vicino al pino". La data deriva probabilmente dal fatto che il 29 giugno 258,
sotto l'imperatore Valeriano (253-260), le salme dei due apostoli furono
trasportate nelle
Catacombe di San
Sebastiano, e solo quasi un secolo dopo papa Silvestro I
(314-335) fece riportare le reliquie di Paolo nel luogo della prima sepoltura.
In questa data la tradizione cattolica celebra la solennità dei santi Pietro e
Paolo.
Nel luogo dove secondo la tradizione avvenne il martirio, le Aquæ
Salviæ, in seguito fu edificata l'Abbazia delle Tre
Fontane, mentre sul luogo del sepolcro è stata costruita la
Basilica
di San Paolo fuori le mura. Per secoli il sepolcro era stato rimasto
nascosto sotto al pavimento della basilica. Lavori archeologici svolti tra il
2002 e il 2006 sotto la guida di
Giorgio
Filippi lo hanno riportato alla luce.
Il 29 giugno 2009, nella cerimonia ecumenica conclusiva dell'anno paolino (ovvero il
Bimillenario della nascita di San Paolo apostolo, «dagli storici collocata tra
il 7 e il 10 d.C.») papa Benedetto XVI ha
annunciato i risultati della prima ricognizione canonica effettuata all'interno
del sarcofago di San Paolo. In
particolare, il sommo pontefice ha riferito che «nel sarcofago, che non è mai
stato aperto in tanti secoli, è stata praticata una piccolissima perforazione
per produrre una speciale sonda mediante la quale sono state
rilevate tracce di un prezioso tessuto di lino colorato di porpora, laminato
di oro zecchino e di un tessuto di colore azzurro con filamenti di lino. È stata
anche rilevata la presenza di grani di incenso rosso e di sostanze
proteiche e calcaree». Il papa ha poi proseguito affermando che i «piccolissimi
frammenti ossei, sottoposti all'esame del carbonio
14 da parte di esperti ignari della loro provenienza, sono risultati
appartenere a persona vissuta tra il I e il II secolo». «Ciò - ha concluso -
sembra confermare l'unanime e incontrastata tradizione che si tratti dei resti
mortali dell'apostolo Paolo. Tutto questo riempie il nostro animo di profonda
emozione».
La prigionia di Paolo - Interpretazione della moderna
storiografia
La ricostruzione
storica
Il racconto tradizionale, che vuole Paolo di Tarso «più volte imprigionato
dai romani» non è giudicato attendibile secondo alcune recenti ricerche
storiografiche. Mentre per il periodo storico preso in esame non mancano fonti
antiche, come Tacito e Giuseppe Flavio (gli
accenni alla prigionia di Paolo sono presenti solamente in alcuni passi degli Atti degli
apostoli), che vengono ora diversamente interpretati sulla base delle
conclusioni raggiunte da una branca della moderna storiografia che si occupa del
controllo delle fonti.
Durante i suoi viaggi, Paolo di Tarso aveva fatto tappa nelle città di Filippi e
Tessalonica,
in entrambe le località rimediando l'accusa di esercizio della magia da parte
dei capi delle comunità ebraiche, cui i magistrati romani non dettero credito.
Anche a Corinto, venne portato in
giudizio da Sostene (Sosthenes in greco), capo
della comunità israelita corinzia, per rispondere delle accuse di "religione non
permessa". Infatti i culti dovevano essere riconosciuti dal'autorità di Roma per
essere "legali" ed il cristianesimo non rientrava in questa lista: dicevano
infatti «Costui persuade la gente a rendere un culto a Dio in modo contrario
alla legge» (At 18,13). Il proconsole
Junio Anneo
Gallio (fratello di Lucio Anneo Seneca)
rifiutò di procedere ritenendo che la giustizia romana non fosse interessata a
questioni puramente religiose (At 18,12-17). Gli Atti aggiungono che il capo della sinagoga venne
malmenato dal popolo che reclamava attenzione: «Allora tutti afferrarono
Sòstene, capo della sinagoga, e lo percossero davanti al tribunale, ma Gallione
non si curava affatto di tutto ciò.» (At 18,17).
Forte della protezione delle leggi di Roma, Paolo era tornato a Gerusalemme nel 58 e, contro il parere dei capi della
comunità cristiana, si era recato nel tempio ebraico per
predicare, scatenando la prevedibile reazione degli ebrei.
Paolo, quindi, sarebbe stato non arrestato, ma strappato in extremis
al linciaggio dal pronto intervento dei soldati romani, agli ordini del tribuno
Claudio
Lissa, i quali portarono al sicuro l'apostolo nella fortezza Antonia,
incalzati dalla folla inferocita che gridava «ammazzalo, ammazzalo!». Il
racconto degli Atti degli Apostoli parla sì di arresto, ma fa chiaramente
intendere che ci fu un salvataggio (At 21,27-36).
Il tribuno Lissa convocò il sinedrio, ma non si ritenne in
grado di prendere una decisione. Tuttavia, avuta notizia che si stava preparando
un colpo di mano per eliminare Paolo, probabilmente allo scopo di evitare altri
disordini, lo fece trasferire a Cesarea - protetto
da una forte scorta di duecento fanti, duecento arcieri e settanta cavalieri -
sede del governatore Antonio Felice e della
più importante guarnigione romana in Giudea.
Anche il governatore rimandò la decisione, ma fece restare Paolo all'interno
del castrum in "custodia
militaris", ovvero sotto protezione. Secondo l'ordinamento Romano, la
custodia
militaris era una misura ben diversa dalla "custodia
publica" (ovvero l'arresto) e lasciava la possibilità al "custodito", di
ricevere chiunque volesse e condurre una vita pressoché normale, certo con il
divieto di lasciare la fortezza. Ma, è facile dedurre che Paolo, in tale
situazione, neppure si sarebbe sognato di contravvenire al divieto.
Rimase in questa condizione due anni, durante i quali pare che il governatore
propose all'apostolo di trasferirlo sotto scorta in altra città, in cambio d'una
adeguata somma di denaro. Antonio Felice (fratello di Pallante, il più
importante consigliere di
Claudio) era
un uomo avido e corrotto e, per questo motivo, venne destituito da Nerone che nominò
governatore il più scrupoloso
Porcio
Festo.
Ad una sola settimana dal suo insediamento, il nuovo governatore decise di
risolvere la situazione riconvocando il sinedrio e, ascoltata la richiesta di
condanna a morte, esternò la propria incompetenza giuridica: «Se si trattasse di
qualche ingiustizia o di qualche malvagia azione, io vi ascolterei come di
ragione, o Ebrei. Ma si tratta di discussioni su una parola, su dei nomi e sulla
vostra legge: io non voglio dover giudicare di cose come queste.» In
teoria aveva dato ragione a Paolo, ma in pratica la liberazione l'avrebbe
esposto alla vendetta dei Giudei. D'altro canto mantenerlo all'infinito in
"custodia militaris" significava ammettere implicitamente l'inefficacia
dell'autorità di Roma.
A trarre d'impaccio il governatore fu lo stesso Paolo che, nella sua qualità
di cittadino romano
esercitò il diritto di appellarsi al giudizio dell'imperatore Nerone: («Civis romanus sum. Caesarem
appello!»). Occorre precisare che, pochi anni prima (57), Paolo aveva definito
l'imperatore "autorità istituita da Dio", raccomandandone l'obbedienza ai
cristiani dell'Urbe.
L'apostolo venne dunque imbarcato nel porto militare di Cesarea e scortato a
Roma dal centurione
Giulio. Qui giunto nel 60, in attesa del giudizio imperiale
fu posto agli "arresti domiciliari", da dove tuttavia poté predicare in assoluta
libertà e senza ostacoli.
Nel
62 venne giudicato
dal tribunale di Roma, presieduto dal Prefetto del
pretorio Afranio Burro e fu
assolto.
Apocrifi e leggende
successive
Come per altri personaggi del Nuovo Testamento la
devozione cristiana ha elaborato numerose leggende e testi
apocrifi
relativi alla figura di Paolo.
-
Negli vari manoscritti pervenutici (talvolta mutili) degli
Atti
di Paolo (seconda metà del II secolo) sono narrati vari discorsi e
miracoli (guarigioni, esorcismi, risurrezioni) ambientati nelle località
visitate da Paolo durante i suoi viaggi, incluso il quarto viaggio in oriente: Myra, Sidone (crollo del
tempio di Apollo), Tiro, Efeso (dove viene inscenato un
processo presso il governatore contro Paolo sulla base di 2Cor 1,8-10), Filippi, Corinto, Damasco, Gerico (battesimo di un leone).
Il testo contiene anche la descrizione leggendaria del martirio di Paolo (v.
sopra).
-
Gli
Atti di Paolo e
Tecla (facenti parte degli Atti di Paolo ma con
tradizione autonoma) si inseriscono nella narrazione degli Atti degli
Apostoli, a partire dalla predicazione di Paolo a Iconio (At13,51-14,6), nel corso del primo viaggio missionario.
L'apocrifo narra la vita di
Santa Tecla
descritta in maniera leggendaria e agiografica, e il ruolo rivestito da Paolo
è poco più che l'evangelizzatore della ragazza.
-
La
Lettera agli
Alessandrini, citata nel Canone muratoriano
(circa 170) come apocrifa, è andata perduta.
-
Anche la
Lettera ai
Laodicesi è citata nel Canone muratoriano
e sulla sua natura vi sono dubbi (probabilmente coincide con Efesini).
-
La
Lettera dei
Corinzi a Paolo (seconda metà del II secolo) è un breve scritto nel quale
i Corinzi informano Paolo dell'arrivo di Simone e
Cleobio
che portano nella comunità idee docetiste e gnostiche. La risposta
pseudoepigrafa dell'apostolo è la
Terza lettera ai
Corinzi, nella quale ribadisce la dottrina cristiana.
-
L'Apocalisse di
Paolo copta (periodo imprecisato tra metà II secolo e IV secolo), prodotta
in ambiente gnostico e pervenutaci
frammetariamente, descrive in prima persona un viaggio di Paolo attraverso i
sette cieli (sulla base di 2Cor12,2-4).
-
L'Apocalisse di
Paolo greca (metà III secolo) descrive in prima persona un viaggio in
paradiso e inferno di Paolo guidato da Gesù. Questo testo ha
ispirato la cosmologia ultraterrena della Divina Commedia di Dante.
-
Le
Lettere di Paolo
e Seneca (IV secolo) sono 14 brevi epistole pseudoepigrafe relative
a uno scambie epistolare che sarebbe intercorso tra Seneca e
l'Apostolo durante la sua prigionia romana tra il 58 e il 64.
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 |
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Caduta di Simon Mago per opera di
Pietro e Paolo davanti all'imperatore Nerone, episodio narrato negli
Atti di Pietro e
Paolo (dipinto di Benozzo Gozzoli,
1461-62).
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-
Gli
Atti di Pietro e
Paolo (posteriori al IV secolo) narrano le vicende dei due apostoli a
Roma. Qui descrivono la sfida davanti a Nerone con
Simon
Mago (che riecheggia la sfida di Paolo con
Elimas
Bar-Iesus davanti a
Sergio Paolo di
At13,6-12), che si conclude con la morte di questi caduto
dopo un volo miracoloso. L'apocrifo termina con la descrizione della morte
degli apostoli (v. sopra). La
Storia di Perpetua
racconta la sua miracolosa guarigione a un occhio in occasione della
decapitazione di Paolo.
-
La
Legenda Aurea (XIII
secolo) tratta della conversione di Paolo al cap. 28 (en) e della sua vita al cap. 90 (en) riprendendo notizie contenute nei testi biblici,
nell'apocrifo
Atti di Paolo e in
alcuni
Padri della Chiesa.
-
Il
Capitolo
29 degli Atti degli Apostoli (XIX secolo) racconta che da Roma, scagionato
dalle accuse di Gerusalemme, Paolo si recò in Spagna e quindi in
Britannia.
Arrivò in una città e predicò sul monte Lud (attuale Ludgate Hill a
Londra, sito della
Cattedrale di San
Paolo). Quindi partì e andò in Belgio, Svizzera dove incontrò Pilato,
Illirico, Macedonia e Asia.
Opere di Paolo
Le tredici lettere di Paolo del Nuovo Testamento sono
scritte in greco. Tradizionalmente sono considerate redatte tra gli anni 50 e
60,
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|
Valentin de
Boulogne o Nicolas Tournier,
San Paolo che scrive le sue lettere, XVI secolo circa, Blaffer
Foundation Collection, Houston |
durante il suo ministero itinerante e la prigionia a Cesarea e/o Roma. In
epoca contemporanea, con lo svilupparsi del
metodo
storico-critico, sono stati sollevati dubbi circa l'autenticità di alcune di
queste lettere:
-
Lettera ai Romani,
Prima lettera ai
Corinzi,
Seconda lettera
ai Corinzi, Lettera ai Galati,
Lettera ai
Filippesi,
Prima
lettera ai Tessalonicesi e Lettera a Filemone
sono considerate dalla maggior parte dei biblisti come autentiche.
-
per
Seconda
lettera ai Tessalonicesi,
Lettera agli
Efesini e
Lettera ai
Colossesi sono stati proposti alcuni dubbi.
-
per le cosiddette "lettere pastorali",
cioè
Prima lettera a
Timoteo,
Seconda lettera
a Timoteo e Lettera a Tito, i dubbi
sono più seri e condivisi.
I dubbi sono dettati principalmente da motivi di ordine filologico: per
alcune lettere, il vocabolario, lo stile narrativo e gli argomenti trattati sono
diversi da quelli delle lettere considerate sicuramente autentiche. Tale
diversità può comunque essere ricondotta a diversi periodi storici (anni 50
contro anni 60), diverso atteggiamento di Paolo (energico e combattivo nelle
prime lettere, stanco e affaticato nelle lettere pastorali), diverso contesto
dei destinatari (sistematizzazione della dottrina cristiana nelle prime lettere,
attenzione alla comunità e ai ruoli nelle lettere successive)
Paolo nel
Cristianesimo
Tradizione cattolica
Per ricordare la figura di Paolo di Tarso, papa Benedetto XVI ha
indetto l'Anno Paolino nel
bimillenario di quella che è considerato, simbolicamente e con una certa
arbitrarietà, l'anno di nascita del santo. L'anno
paolino è iniziato il 28 giugno 2008 e si è concluso il 29 giugno 2009.
Tradizione ortodossa
Il mondo ortodosso ha riservato a Paolo attenzione non minore di quello
cattolico, anche perché esiste una ricca letteratura dei padri greci su di lui.
Un esempio lo abbiamo in San Basilio 330 ca - 379), che in una lettera dice:
|
|
« Io
suppongo pertanto che Paolo, il vaso di elezione, abbia pensato che non
fosse sufficiente soltanto proclamare Dio il Padre, Dio il Figlio e Dio lo
Spirito Santo, cosa che ha mostrato per mezzo dell'espressione «un solo
Dio», se non mostrava anche, con l'aggiunta della parola «Padre», colui
dal quale vengono tutte le cose, e se non indicava, con la menzione del
Cristo, il Verbo per mezzo del quale tutte le cose esistono; e ancora, se
non faceva conoscere l'incarnazione facendo appello a Gesù Cristo e se non
metteva sotto agli occhi la passione e non rivelava la resurrezione.
» |
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Tradizione
protestante
Fra le varie confessioni protestanti-evangeliche la figura di Paolo è vista
come personaggio fondamentale della storia del Cristianesimo. Le chiese che
hanno un calendario liturgico come quella anglicana o luterana hanno festività
dedicate a San Paolo derivate dal calendario cattolico latino. Nelle chiese evangeliche
(Pentecostali, Battisti Riformati, ecc..) tale usanza è totalmente assente.
Luoghi di culto
Numerosi sono i luoghi di culto dedicati a San Paolo (vedi parziale
elenco). Tra questi i più noti:
-
Abbazia delle
Tre Fontane a Roma, sul luogo tradizionale del martirio
-
Basilica
di San Paolo fuori le mura a Roma, sul luogo tradizionale della sua tomba
-
Cattedrale di San
Paolo a Londra
Patronati
-
Professioni: cordai,
cestai,
giornalisti, missionari, rover, vescovi
-
Stati: Grecia, Malta
-
Città: Roma, San Paolo
(Brasile)
A San Paolo sono inoltre riferiti numerosi toponomi, in
Italia e nel mondo (vedi parziale
elenco).
Paolo nell'arte
Paolo è stato una figura particolarmente ricorrente nell'arte cristiana. È
stato raffigurato in affreschi, dipinti, mosaici, miniature, icone, statue,
bassorilievi, vetrate.[79] In
epoca moderna gli sono riferiti romanzi, melodie, film e musical.
Iconografia
Paolo è stato tradizionalmente raffigurato secondo gli elementi presenti
nella descrizione dell'apocrifo Atti di Paolo e
Tecla (v. sopra). Tuttavia questa descrizione viene attualmente considerata come
non storica ma influenzata da diversi stereotipi culturali dell'epoca
Anzianità, barba e calvizie erano associati all'archetipo classico del filosofo. La barba inoltre era
una caratteristica fisica costante degli Ebrei, ai quali era associato anche il
naso sporgente. L'essere calvo può derivare anche dall'indicazione di At18,18, nel testo però riferito al voto di Nazireato. La bassa statura
può derivare da 1Cor10,10;15,9, oltre che dal nome Paolo. I particolari
esteticamente non positivi (gambe arcuate e sopracciglie congiunte) erano
attribuiti al filosofo Socrate.
L'attributo più ricorrente nell'antichità era il rotolo o libro nella mano,
per indicare le sue lettere. Dal XIII secolo compare come attributo iconografico
la spada che richiama sia il suo passato di persecutore che il martirio per
decapitazione.
Nelle opere relative alla conversione,
soprattutto pittoriche, viene tradizionalmente rappresentato col cavallo dal
quale sarebbe caduto, ma il particolare non è esplicitamente menzionato nei tre
racconti degli Atti.
Dipinti
-
IV secolo:
ritratti nelle Catacombe di Praetextatus, Domitilla
e Pietro e Marcellino
-
1290 ca.: San
Paolo, Giotto
-
1330 ca.:
Decapitazione di San Paolo, Giotto
-
1333: San
Paolo, Bernardo Daddi
-
1420 ca.:
Paolo apostolo, Andrej Rublëv
-
1424 ca.: San
Paolo, affresco perduto, Masaccio
-
1426: San
Paolo, Masaccio
-
1440 c.a:
L'incontro di Sant'Antonio e San Paolo, Sassetta
-
1480 ca.: San
Paolo visita San Pietro in prigione, Filippo
Lippi
-
1489-1534 (?):
Apostoli Pietro, Paolo, Giovanni evangelista,
Antonio da Correggio
-
1515: Predica
di San Paolo agli ateniesi, Raffaello Sanzio
-
1520 ca.: San
Paolo scrittore, Pier Francesco Sacchi
-
1542-45:
Conversione di Paolo, Michelangelo Buonarroti
-
1543: San
Paolo (trittico di Castello Roganzuolo), Tiziano
Vecellio
-
1545 ca.:
Conversione di Paolo, Tintoretto
-
1557-58 ca.:
Martirio di San Paolo, Taddeo Zuccari
-
1567:
Conversione di Paolo , Pieter Bruegel il Vecchio
-
1592: Apostoli
Pietro e Paolo, di El Greco
-
1600 ca.: San
Paolo a Malta, Adam Elsheimer
-
1600-01:
Conversione di San Paolo, Michelangelo Merisi da
Caravaggio (prima versione della conversione)
-
1600-01:
Conversione di San Paolo, Michelangelo Merisi da
Caravaggio (seconda versione della conversione)
-
1606: San
Paolo, El Greco
-
1620: San
Paolo scrive le sue lettere, Valentin de
Boulogne o Nicolas Tournier
-
1627: San
Paolo in prigione, Rembrandt Harmenszoon van
Rijn
-
1628-29:
Estasi di San Paolo, Johann Liss
-
1629-30: San
Paolo nel suo scrittoio, Rembrandt Harmenszoon
van Rijn
-
1635: Paolo
Apostolo, Rembrandt Harmenszoon van Rijn
-
1657: Paolo
Apostolo, Rembrandt Harmenszoon van Rijn
-
1661:
Autoritratto come Paolo Apostolo, Rembrandt
Harmenszoon van Rijn
-
1744:
L'Apostolo Paolo predica sulle rovine, Giovanni
Paolo Pannini
Sculture
-
1484-93:
Decapitazione di San Paolo, Antonio del
Pollaiolo
-
1503-04: San
Paolo, Michelangelo Buonarroti
-
1585 c.a: San
Paolo, Sebastiano Torrigiani
-
1650:
Decapitazione di San Paolo, Alessandro Algardi
Letteratura
-
1926: Paolo
fra i Giudei, Franz Werfel
-
1985: The
Kingdom of the Wicked, Anthony Burgess
Musica
-
Saule, Saule,
quid me persequeris, mottetto di Giaches de Wert
-
1836: Paolo
(oratorio), oratorio di Felix Mendelssohn Bartholdy
Film
-
1981: Peter
and Paul, di Robert Day
-
1985: A.D.,
di Stuart Cooper
-
1999: Il
mistero Paolo. Il fascino della libertà, di
Abraham Segal
-
2000: San
Paolo, di Roger Young
Musical
-
2008: Sulla
via di Damasco, promosso dall'ANSPI, regia di
Michele Casella, con musica di Michele Paulicelli,
costumi di Franca Corrado
-
2008: Paolo di
Tarso Il Musical, regia di Valerio Buffetti,
testi e musiche di Valerio Buffetti, Matteo Scariolo,
Paolo Scariolo, Daniele Mauri, Linda Spandri, Fabio
Riccardi
-
2009: Fino al
terzo Cielo - San Paolo, l'Apostolo delle genti,
della Compagnia teatrale "Piccola Comunità".
Regia e sceneggiatura di Paolo Prati; testi e
musiche di Enrico Franchi e Matteo Gelmini;
coreografie di Dimes Busana; costumi di Roberta
Paggin, Paolina Molinari, Enrico Franchi.
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