SAN PAOLO

   San Paolo                              

 

Biografia

Nascita e giovinezza

Andrej Rublëv, Icona di san Paolo (1407 circa, 110x160 cm, Galleria Tret'jakov, Mosca)

Apostolo

Nascita

Tarso, 5-10

Morte

Roma, 64-67

Venerato da

Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi

Santuario principale

basilica di San Paolo fuori le mura, Roma

Ricorrenza

25 gennaio (festa della conversione di San Paolo)

29 giugno (solennità dei Santi Pietro e Paolo)
18 novembre (dedicazione delle basiliche dei Santi Pietro e Paolo)
2008 (Anno Paolino)

Attributi

libro (rotolo o codice), fune, cesta, spada

Patrono di

Roma, Grecia, Malta, giornalisti, vescovi, missionari, rover

Secondo At22,3 Paolo nacque a Tarso, in Cilicia (attuale Turchia del sud). Sofronio Eusebio Girolamo invece riferisce, verso la fine del IV secolo, che era originario di "Giscala di Giudea" (attuale Jish in arabo, Gush Halav in ebraico, nell'attuale Galilea) ed emigrò a Tarso con i parentes (genitori o nonni) quando la città fu conquistata dai Romani.Non è chiara la fonte ("favola") dalla quale attinge Girolamo. Il dettaglio della conquista romana della città è verosimilmente un anacronismo: vere e proprie operazioni militari romane in Giudea sono testimoniate sotto Gneo Pompeo Magno (63 a.C.) e soprattutto durante la prima guerra giudaica (66-74), che vide la cattura di Giscala nel 67 per resa all'allora generale Tito. Per questo gli studiosi contemporanei rigettano l'ipotesi della nascita a Giscala, sebbene rimanga possibile un'origine galilaica dei suoi antenati, probabilmente nonni, poi trasferitisi a Tarso.

Nessun dato delle fonti storiche accenna direttamente alla data di nascita, sebbene alcuni sporadici e generici accenni siano presenti nel Nuovo Testamento. In At7,58, in occasione del martirio di Stefano avvenuto pochi anni dopo la morte di Gesù (circa prima metà degli anni 30), Saulo è detto giovane. In At9,1-2 l'incarico ufficiale ottenuto dal Sommo Sacerdote, di poco precedente alla conversione collocata attorno alla metà degli anni 30, suggerisce una certa maturità anagrafica. In Fm9, scritta nei primi anni 60, Paolo si definisce vecchio. È diffusa convinzione tra gli studiosi che la nascita vada collocata, verosimilmente ma non sicuramente, attorno al 5-10 d.C.

Circa i primi anni della sua vita, in At22,3 e At26,4 Paolo si dice cresciuto a Gerusalemme, dove studiò alla scuola di Gamaliele. Non è chiaro quando si trasferì nella città santa da Tarso. La Mishnah (fine II secolo) stabilisce a 15 anni l'inizio dello studio del Talmud, ed è pertanto possibile che si sia trasferito all'inizio della giovinezza.

 

Persecutore

In At7,58; 8,1 (ripreso da At22,20), alla sua prima comparsa nella narrazione biblica, Paolo viene descritto come presente e accondiscendente all'uccisione di Stefano (attorno al 35), il primo martire cristiano, sebbene non sia stato direttamente partecipe della sua lapidazione ma il semplice "custode dei mantelli" dei lapidatori. In seguito, prima dell'adesione al Cristianesimo, Paolo aveva ricoperto ruoli di particolare rilievo nelle alte sfere religiose ebraiche relativamente alla persecuzione dei cristiani. Il suo zelante operato è accennato direttamente in diversi passi di Atti e delle lettere (At8,3; 9,1-2; 26,9-11; Gal1,13-14; 1Cor15,9; Fl3,6; 1Tm1,13), mentre in altri passi sono riportati gli echi indiretti della sua persecuzione (At9,13; 9,21; 9,26; Gal1,23).

Le modalità pratiche e il contesto di questa persecuzione paolina, probabilmente descritta con toni esagerati, non sono chiare. È possibile che la sua azione si sia limitata alla sola comunità di Gerusalemme e in seguito, quando la persecuzione portò alla dispersione dei credenti, cercò di rivolgersi anche ai profughi cristiani fuori dalla città, nella fattispecie quelli residenti a Damasco (At9,2). I riferimenti biblici indicano che questa persecuzione ebraica, all'interno della quale appunto operava Paolo, inizialmente non fu rivolta a tutti i cristiani indistintamente ma solo ai cosiddetti ellenisti, cioè i cristiani di cultura greca come Stefano e Filippo. Gli apostoli (e i giudeo-cristiani) invece sembrano rimanere indisturbati (At8,1; 8,14), salvati dalla loro appartenenza alla comunità giudaica e dalla adesione ai precetti religiosi della fede ebraica. Dalle fonti storiche non appare chiara l'effettiva portata di questa persecuzione ebraica: Giuseppe Flavio, principale e preziosa fonte extra-cristiana circa il medio-oriente del I secolo, non fa cenno di una sistematica persecuzione, e anche nel testo biblico le uccisioni dirette descritte sono solo quella di Stefano e dell'apostolo Giacomo "il Maggiore" (At12,1-2, attorno al 44), alle quali va aggiunta in seguito quella di Giacomo "il Giusto" (Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche 20,9, attorno al 62). È possibile che la persecuzione ebraica (e

Conversione di San Paolo, dipinto di Caravaggio (1600-1601, attualmente conservato a Santa Maria del Popolo)

 paolina) sia stata più una questione giuridico-religiosa, finalizzata alla scomunica e all'interdizione dei cristiani dal culto della sinagoga e del tempio, che un sistematico eccidio.

L'accenno al voto circa la condanna capitale di At26,10 sembra suggerire una sua appartenenza al Gran Sinedrio di Gerusalemme, il consiglio religioso ebraico di 70 membri (71 col Sommo Sacerdote) al quale solo spettava il voto e la delibera (ma durante l'occupazione romana non l'esecuzione, vedi il caso di Gesù) delle condanne a morte per motivi religiosi, dal quale lo stesso Paolo sarà giudicato (At22,30-23,10). Questa appartenenza sinedrita farebbe di Paolo uno degli Ebrei più noti e rilevanti dell'ebraismo dell'epoca, ma viene solitamente esclusa dagli studiosi anche perché non direttamente affermata dai testi biblici e non usata nelle sue lettere quando in vari loci presenta le sue credenziali. In tal senso, il suo "voto" per la condanna a morte dei cristiani deve essere inteso come un semplice consenso.

 

Conversione

Tradizionalmente l'adesione di Paolo al movimento cristiano viene indicata col termine "conversione".

L'evento è descritto esplicitamente negli Atti degli Apostoli e accennato implicitamente in alcune lettere paoline. In At9,1-9 c'è la descrizione narrativa dell'accaduto, che è raccontato nuovamente dallo stesso Paolo con lievi variazioni sia al termine del tentativo di linciaggio a Gerusalemme (At22,6-11) che durante la comparizione a Cesarea davanti al governatore Porcio Festo e al re Marco Giulio Agrippa II (At26,12-18):

« Saulo frattanto, sempre fremente minaccia e strage contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina di Cristo, che avesse trovati. E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare». Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco, dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda. »   (Atti 9,1-9)

La tradizione artistica successiva ha immaginato la caduta a terra come una caduta da cavallo ma il particolare è assente da tutti e tre i resoconti, sebbene rimanga possibile e verosimile poiché l'evento si verificò durante il viaggio. Dopo questa folgorazione-rivelazione-chiamata (il testo non usa mai metànoia, "conversione") Paolo si recò a Damasco e ricevette il battesimo da un giudeo-cristiano di

Bab Kisan (porta di Kisan) a Damasco, che secondo la tradizione fu il tratto di cinta muraria dalla quale scappò Paolo. Attualmente contiene una cappella di rito cristiano melchita

 nome Anania, riacquistando la vista (At9,10-19; 22,12-16). Secondo il testo biblico fu tramite Anania che Gesù risorto comunicò a Paolo il mandato missionario ai gentili (At9,15) che caratterizzerà il suo ministero successivo.

Gli accenni generici alla conversione contenuti in alcune lettere paoline non descrivono esplicitamente l'evento come in Atti ma si riferiscono genericamente a una maturazione ed evoluzione interiore di Paolo: Gal1,11-17; Fl3,3-17; 1Tm1,12-17; Rm7,7-25 (Rm è così generico che non è chiaro se si riferisca o meno alla propria vicenda personale). Anche in questi passi non è usato il termine "conversione" ma i generici chiamata, scelta, conquista-cattura.

L'interpretazione storica dell'evento da parte degli studiosi contemporanei è diversificata: mentre gli studiosi cristiani ammettono -tendenzialmente- il valore storico della triplice narrazione di Atti, per gli studiosi non credenti il carattere soprannaturale e miracolistico di essa, che ha come protagonista Gesù risorto, li porta a negare valore storico alla descrizione, accettando comunque la conversione al cristianesimo come testimoniata anche dalle lettere. In questo caso la descrizione dell'evento non è altro che un prodotto narrativo di Luca.

 

Inizio della predicazione

Secondo il resoconto di Atti (9,19-25), dopo la conversione sulla via di Damasco e il battesimo ricevuto da Anania, Paolo rimase nella città per un tempo indeterminato ("molti giorni"), predicando nelle sinagoghe il messaggio cristiano agli Ebrei. Questi però cercarono di

Sulla via tra Gerusalemme e Damasco avvenne la conversione di Paolo, quindi si recò in Arabia, tornò a Damasco da dove fuggì verso Gerusalemme (prima visita) e quindi Tarso

 ucciderlo e fu aiutato a scappare dai "suoi discepoli", che lo calarono di notte in una cesta facendolo uscire dalle mura cittadine. Da Damasco si recò poi a Gerusalemme (9,26).

Questo resoconto è integrabile con alcune sporadiche informazioni presenti nelle lettere paoline. In 2Cor11,32-33 Paolo racconta l'episodio della fuga nella cesta, collocandolo cronologicamente durante il dominio sulla città da parte del re nabateo Areta IV (verso la fine degli anni 30). In Gal1,17 Paolo specifica che dopo la conversione (e quindi il suo arrivo a Damasco), si recò in Arabia (da intendersi come il regno dei Nabatei nell'attuale Giordania, poi compreso nella provincia romana di Arabia), per poi ritornare dopo un tempo indefinito nuovamente a Damasco. Il soggiorno a Damasco quindi sembra essere stato duplice, presentato come unico da Atti che omette il viaggio in Arabia. I biblisti collocano la fuga nella cesta, al termine del secondo soggiorno. Circa il viaggio in Arabia non sono noti il motivo, i luoghi visitati, la durata e i risultati conseguiti. È verosimile che sia stato caratterizzato, come gli anni successivi, dalla predicazione del cristianesimo nelle sinagoghe.

Secondo At9,26-30, giunto a Gerusalemme fu accolto inizialmente con freddezza e timore dai cristiani della città a motivo del suo passato di persecutore dei cristiani. Il giudeo-cristiano Barnaba si fece suo garante, iniziando così con Paolo una collaborazione che durerà negli anni successivi. Nella città santa continuò a predicare nelle sinagoghe ma anche qui, come a Damasco, fu costretto a fuggire nella sua città natale Tarso. Gal1,18-19 aggiunge alcune precisazioni: questa prima visita a Gerusalemme avvenne "3 anni dopo" la sua conversione, fu breve ("15 giorni"), vide l'incontro di Paolo con Pietro e Giacomo.

 

Ad Antiochia

Dopo essere fuggito da Gerusalemme, Paolo rimase a Tarso diversi anni (tra i 5 e i 10 a seconda delle varie ricostruzioni cronologiche, v. sopra). Di questo lungo periodo oscuro della sua vita rimane solo l'accenno di Gal1,21 che vede Paolo recarsi in Siria e Cilicia, cioè nei dintorni di Tarso. Non è esplicitato il motivo di questi viaggi ma è presumibile

Dopo la fuga a Tarso Paolo si recò in Siria e Cilicia, quindi fu condotto da Barnaba ad Antiochia dove risiedette, e da lì si recò per la seconda volta a Gerusalemme

 che si riferissero a una predicazione itinerante, e come per il caso della predicazione precedente in Arabia non sono noti luoghi visitati, durata e risultati conseguiti.

In Atti Paolo fa la sua ricomparsa solo in 11,25-26 quando il suo mentore Barnaba, inviato dalla chiesa di Gerusalemme ad Antiochia di Siria, lo va a cercare nella vicina Tarso per farne un suo collaboratore e lo conduce nella città siriaca, allora la principale metropoli del medio-oriente. Qui Paolo rimarrà strettamente legato alla comunità cristiana per alcuni anni. La tradizione cristiana ha conservato memoria di una grotta, detta di San Pietro, nella quale si sarebbe riunita la chiesa di Antiochia.

Dopo "un anno intero" di permanenza, Paolo e Barnaba si recarono a Gerusalemme (seconda visita, vedi At11,27-30; 12,21-25). Occasione del viaggio fu una colletta[51] della chiesa di Antiochia per la chiesa di Gerusalemme in vista di una carestia che, stando al racconto di Atti, era stata predetta da un cristiano di nome Agabo. Dopo aver portato le offerte della colletta ritornarono ad Antiochia. La notizia della morte di Erode Agrippa I (44 d.C.), collocata tra la partenza e il ritorno di Paolo, e le informazioni pervenuteci da autori extra-cristiani circa la prolungata carestia in Palestina, collocano l'accaduto attorno alla metà degli anni 40.

In passato da alcuni biblisti questa seconda visita veniva fatta coincidere con quella descritta in Gal2,1-9 (vedi paragrafo cronologico sopra), ma attualmente vi è accordo nel considerare quest'ultima come coincidente con la terza visita, quella del concilio di Gerusalemme (v. dopo).

 

Primo viaggio

Dopo un tempo imprecisato dal ritorno dalla seconda visita a Gerusalemme, Paolo partì per il primo di quelli che saranno i suoi tre viaggi missionari itineranti. Protagonisti furono (almeno) Paolo, Barnaba e per il tratto iniziale Giovanni-Marco, cugino di Barnaba (Col4,10), che in seguito comporrà a Roma il secondo vangelo. La durata, a seconda delle varie ricostruzioni cronologiche, è tra i 2 e 5 anni, collocabili nella seconda metà degli anni 40 (v. sopra). I destinatari della predicazione sono principalmente gli Ebrei ma anche i pagani.

 

Concilio di Gerusalemme

Dopo un periodo imprecisato ("non poco tempo") dal ritorno ad Antiochia scoppiò un dissidio nella comunità che porterà al cosiddetto

Pietro e Paolo (dipinto di Guido Reni, circa 1605) furono con Giacomo il Giusto i protagonisti principali del Concilio di Gerusalemme

 "concilio di Gerusalemme" con la terza visita di Paolo nella città santa. La descrizione degli eventi è contenuta in At15,1-35 e, sotto una prospettiva diversa, in Gal2,1-9. In passato alcuni biblisti hanno ipotizzato che il racconto di Galati non corrispondesse a questa terza visita ma fosse da collocare nella seconda visita, durante la quale Paolo portò le offerte per la carestia. Attualmente la maggior parte degli esegeti però rifiuta questa ipotesi, ritenendo che At15 corrisponda a Gal2.

La questione riguardava le recenti conversioni al cristianesimo di alcuni pagani (detti ellenisti) che erano avvenute nella città. Fino a quel momento le comunità cristiane erano composte prevalentemente da Ebrei che avevano accettato la messianicità di Gesù e la sua risurrezione (detto giudeo-cristiani), i quali accettavano le prescrizioni della Legge ebraica nella quale erano cresciuti, in primis la circoncisione. I pagani convertiti erano però estranei dalla tradizione ebraica e, soprattutto, non erano circoncisi. Per questo "alcuni" (probabilmente giudeo-cristiani di origine farisaica) venuti dalla Giudea ad Antiochia insegnavano la necessità della circoncisione che doveva essere imposta loro. A questa richiesta si opposero Paolo e Barnaba. Il confronto con la vita e la predicazione di Gesù non forniva chiare indicazioni a favore di una delle due posizioni: Gesù stesso era un ebreo circonciso e osservante i precetti della Legge ebraica, ma nella sua predicazione appare come costante ricorrente il contrasto con alcuni di questi precetti (vedi p.es. il ritornello "è stato detto... ma io vi dico" del discorso della montagna) e con la modalità esteriore e formale con la quale le autorità farisaiche li applicavano e insegnavano ad applicarli.

Per risolvere questa impasse Paolo e Barnaba si recarono a Gerusalemme (Gal2,2 precisa che il motivo del viaggio fu "per una rivelazione"). Qui ebbe luogo la discussione, che la tradizione cristiana indica come il primo concilio, che vide in definitiva la vittoria della posizione paolina ("non cedemmo neppure un istante", Gal2,5): ai nuovi convertiti non occorreva imporre l'osservanza della legge ebraica ("non fu imposto nulla di più", Gal2,6), ma solo di alcune norme fondamentali, cioè l'astensione "dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalla impudicizia" (At15,28-29, particolare omesso da Gal).

Nonostante l'atmosfera irenica che traspare dal resoconto di Atti, lo scontro tra le due fazioni dovette essere abbastanza aspro, come testimoniato da Galati. Inoltre il comune accordo raggiunto a Gerusalemme non impedì che la questione avesse uno strascico successivo, il cosiddetto "incidente d'Antiochia" (riferito dal solo Paolo in Gal2,11-14). A quanto pare la comunità giudeo-cristiana continuava a vedere gli ellenisti come una sorta di cristiani di "seconda categoria", arrivando a scindere la mensa (eucaristica?) per le due distinte comunità. Pietro si lasciò coinvolgere in questa separazione, contraria allo spirito paritario emerso al Concilio, coinvolgendo anche Barnaba e venendo per questo apertamente ripreso da Paolo.

Anche Paolo tuttavia non si attenne strettamente al Concilio: in seguito fece circoncidere Timoteo affinché venisse accettato anche dai Giudei e dai giudeo-cristiani (At16,1-3).

 

Secondo viaggio

Il secondo viaggio missionario è narrato in At15,36-18,22. Protagonisti furono (almeno) Paolo e Sila-Silvano, ai quali si aggiunse poco dopo Timoteo. Le regioni toccate sono la Galazia del sud, evangelizzata nel primo viaggio, e quindi la Macedonia e la Grecia. La durata, a seconda delle varie ricostruzioni cronologiche, è circa 4-5 anni, collocabili attorno al 50 (v. sopra).

 

Terzo viaggio

Dopo un periodo imprecisato, Paolo partì (da solo o con altri?) per il terzo viaggio missionario, descritto in At 18,23-21,15. Le regioni toccate sono le attuali Grecia e Turchia, già visitate nei viaggi precedenti. La durata, a seconda delle varie ricostruzioni cronologiche, è circa 5-6 anni, collocabili attorno alla metà degli anni 50 (v. sopra).

 

Arresto e viaggio verso Roma

Paolo si rivolge alla folla che tentava di linciarlo sulla scalinata del tempio di Gerusalemme, illustrazione di Gustave Doré

Il motivo dell'arrivo a Gerusalemme è dettato verosimilmente dalla necessità di portare alla chiesa locale i frutti della "colletta dei

 santi". Gli eventi successivi

 all'arrivo sono ampiamente descritti a partire da At21,15. Viene narrato un nuovo incontro con Giacomo, dal quale traspare la tensione e il sospetto che ancora, nonostante le decisioni del concilio di Gerusalemme ribadite dallo stesso Giacomo in At21,25, dovevano esserci tra i giudeo-cristiani e le comunità paoline: "hanno sentito dire di te che vai insegnando a tutti i Giudei sparsi tra i pagani che abbandonino Mosè, dicendo di non circoncidere più i loro figli e di non seguire più le nostre consuetudini" (At21,21). Giacomo gli consiglia di recarsi nel tempio per purificarsi assieme a quattro uomini che avevano fatto un voto (verosimilmente il nazireato), testimoniando così pubblicamente la sua adesione formale all'ebraismo.

Dopo una settimana, mentre si trovava nella spianata del tempio Paolo fu riconosciuto da alcuni Ebrei dell'Asia (probabilmente Efeso) e fu accusato, oltre di aver predicato "contro la legge e contro questo luogo", di aver introdotto un pagano (l'ellenista Trofimo di Efeso) nel recinto del tempio riservato agli Ebrei. L'accusa era falsa (Paolo era accompagnato da Trofimo ma non nel tempio) ma il reato era grave, prevedendo la morte per il trasgressore.

Ne derivò un tumulto nel quale Paolo rischiò il linciaggio. Intervenne un tribuno romano, un certo Claudio Lisia (At23,26;24,7;24,22), che dalla vicina fortezza Antonia poteva controllare la spianata del tempio, e salvò Paolo dalla morte. Questi chiese all'ufficiale di rivolgersi alla folla inferocita e tenne un discorso nel quale raccontava la sua chiamata da parte di Gesù a predicare ai pagani, ma non riuscì a calmare il tumulto. Il tribuno lo portò al sicuro nella fortezza e stava per flagellarlo, ma Paolo rivelò di essere cittadino romano. Il giorno seguente il tribuno dispose un regolare processo del Sinedrio e Paolo riuscì abilmente a risvegliare i conflitti che intercorrevano tra sadducei e farisei, principali componenti del Sinedrio, conquistando il favore di questi ultimi. Risolto il processo con un nulla di fatto, alcuni giudei ordirono un piano per uccidere Paolo e il tribuno lo fece trasferire a Cesarea, sede del governatore Felice, allegando una lettera nella quale specificava che "in realtà non c'erano a suo carico imputazioni meritevoli di morte o di prigionia".

A Cesarea lo raggiunsero il sommo sacerdote Anania e alcuni Giudei che lo accusarono formalmente di fronte al governatore, ma Felice non si pronunciò né per la condanna né per la scarcerazione, permettendogli di godere durante la sua detenzione di una certa libertà (At24,23) fino allo scadere del suo mandato, due anni dopo (At24,27). Quest'attesa può essere dovuta all'incertezza e alla prudenza con la quale i governatori romani esitavano a pronunciarsi circa le questioni religiose ebraiche, a loro indifferenti (vedi anche il caso di Gesù e Pilato, Gv18,31, e Paolo con Gallione, At18,15). Non sembra comunque che Felice lo trovasse colpevole, apparendo al contrario ben disposto nei suoi confronti (At24,24-27), anche se lo lasciò in prigione "volendo dimostrare benevolenza verso i Giudei".

Allo scadere del mandato di Felice gli successe Porcio Festo (circa 59/60 d.C.), e avvenne un secondo processo contro Paolo da parte dei capi dei Giudei. Anche in questo caso il governatore mostrò incertezza, non pronunciandosi né per una condanna né per la scarcerazione, e Paolo si appellò al giudizio dell'imperatore, suo diritto in quanto cittadino romano, al quale Festo dovette acconsentire (verosimilmente con sollievo): "Ti sei appellato a Cesare, a Cesare andrai" (At25,12).

Dopo un tempo indeterminato ("diversi giorni") giunse a Cesarea il re Agrippa con sua moglie Berenice, discendente di Erode e sovrano di un limitato territorio nel nord dell'attuale Giordania, e chiese di poter ascoltare Paolo. Al termine del suo lungo racconto, nel quale narrò nuovamente la sua chiamata da parte di Gesù risorto, sia il re che il governatore sembrano convinti della sua innocenza (At26,30-32).

Verso autunno Paolo si imbarcò verso Roma con altri prigionieri (e con Luca?), sotto la custodia di un certo Giulio. Anche in questo viaggio Paolo sembra godere di una discreta libertà e indulgenza (v. p.es. At 27,3;27,43), come era stato trattato in precedenza dalle

Località toccate dal viaggio in prigionia di Paolo verso Roma,

attorno al 60

 varie autorità romane. Le tappe del viaggio furono Sidone, la costa nord di Cipro, Myra di Licia, Buoni Porti e Lasea a Creta. Al largo di Creta la sua nave, un ponto, incappò in una tempesta e andò alla deriva per 14 giorni, durante i quali Paolo sembra essere stato la guida carismatica di passeggeri, marinai e soldati. Approdarono infine a Malta. Nell'isola è conservato il ricordo toponomastico del luogo dello sbarco nella Baia di San Paolo.

Secondo il resoconto di Atti, a Malta Paolo compì numerosi miracoli (At 28,1-10). Dopo tre mesi, finita la brutta stagione, il viaggio per mare verso Roma riprese passando per Siracusa, Reggio, Pozzuoli, e quindi a piedi per il Foro di Appio e le Tre Taverne. A Roma la tradizione conserva il ricordo del luogo dove avrebbe dimorato Paolo agli arresti domiciliare per (almeno) due anni (At 28,30), nel quale è stata poi costruita la Chiesa di San Paolo alla Regola.

Durante questi arresti domiciliari a Roma scrisse probabilmente le lettere agli Efesini, ai Colossesi e forse Filemone.

 

Ipotesi sugli ultimi anni: quarto viaggio?

Il dettagliato resoconto degli Atti degli Apostoli termina con l'arrivo di Paolo a Roma, dove rimase almeno due anni (At28,30). Quello che successe dalla fine di questi due anni (circa 62/63) alla morte di Paolo (tra il 64-67, vedi dopo) non è noto con certezza e dipende in particolare dal riconoscimento o meno dell'autenticità delle lettere pastorali, Prima e Seconda lettera a Timoteo e Lettera a Tito. Gli scenari possibili sono quattro, e tutti ammettono la scarcerazione di Paolo dalla prigionia, particolare storicamente verosimile: secondo Atti, tutte le autorità incontrate da Paolo si mostrarono ben disposte verso di lui e non trovarono nel suo comportamento motivi che potessero portare a una condanna.

 

Morte

Secondo la tradizione cristiana Paolo morì durante la persecuzione di Nerone, decapitato (pena di morte dignitosa riservata ai cittadini

Martirio di San Paolo, illustrazione di Hendrik Goltzius del XVII secolo

romani) presso le Aquæ Salviæ, poco a sud di Roma, probabilmente nell'anno 67 d.C.

Dalle lettere di Paolo così dagli Atti degli Apostoli, scritti attorno all'80 (che terminano la narrazione con l'arrivo a Roma e con la prima blanda prigionia, una sorta di "custodia cautelare", in attesa di comparire "di fronte a Cesare") si possono ricavare informazioni utili per collocare dal punto di vista cronologico la vita di Paolo, ma, ovviamente, non per chiarire le circostanze della morte dell'apostolo.

La già citata Lettera ai Corinzi di Clemente romano (fine I secolo) accenna a un martirio di Paolo "sotto i prefetti", ma non esplicita il nome dei prefetti né luogo, data, motivo e modalità del martirio.

Tertulliano (fine II secolo) riporta che a Roma "vinse la sua corona morendo come Giovanni" (Battista, cioè decapitato).

L'apocrifo Martirio di San Paolo apostolo (tr. it.), facente parte degli Atti di Paolo (fine II secolo), descrive dettagliatamente la morte di Paolo per esplicito volere di Nerone. Come per gli altri apocrifi il testo viene giudicato leggendario dagli storici contemporanei.

« In piedi, rivolto verso Oriente, Paolo pregò a lungo. Dopo aver protratta la preghiera intrattenendosi in ebraico con i padri, tese il collo senza proferire parola. Quando il carnefice gli spiccò la testa, sugli abiti del soldato sprizzò del latte. Il soldato e tutti i presenti, a questa vista, rimasero stupiti e glorificarono Dio che aveva concesso a Paolo tanta gloria; e al ritorno annunziarono a Cesare [i.e. Nerone] quanto era accaduto. Anch'egli ne rimase stupito e imbarazzato »

(Cap. 5)

Secondo il testo apocrifo, dopo la morte Paolo apparve all'imperatore e ad altri cristiani.

Eusebio attorno al 325 riporta che fu decapitato a Roma sotto Nerone (regno 54-68, che va verosimilmente ristretto al periodo 64-68 seguente al grande incendio di Roma e alla persecuzione anticristiana connessa), e citando la perduta Lettera ai Romani di Dionigi di Corinto (fine II secolo) colloca il martirio di Pietro e Paolo nello stesso giorno, senza però specificarlo.

Girolamo verso fine IV secolo precisa che fu decapitato a Roma e fu sepolto lungo la via Ostiense nel 14º anno di Nerone (67), due anni dopo la morte di Seneca.

Importante, per la sua antichità, è anche la testimonianza del presbitero Gaio, ecclesiastico vissuto al tempo di papa Zefirino (199-217). In un suo scritto contro Proclo, capo della setta dei Montanisti (Catafrigi), parla dei luoghi ove furono deposte le sacre spoglie dei detti Apostoli (Pietro e Paolo) dicendo: «Io posso mostrarti i trofei degli Apostoli. Se vorrai recarti al Vaticano, o sulla via Ostiense, troverai i trofei dei fondatori di questa Chiesa» . (Historia Ecclesiatica, 11, 25; P.L. 20, 207-210)

La chiesa di San Paolo all'interno del complesso Trappista dell'Abbazia delle Tre Fontane a Roma lungo la via Laurentina, costruita nel luogo dove secondo la tradizione venne decapitato Paolo. Un primo edificio di culto fu costruito nel V secolo, nella sua forma attuale risale al 1599. La lapide all'ingresso recita "S.PAULI APOSTOLI MARTYRII LOCUS UBI TRES FONTES MIRABILITER ERUPERUNT", "luogo del martirio di san Paolo apostolo dove tre fonti sgorgarono miracolosamente" (la testa di Paolo, cadendo, avrebbe fatto tre rimbalzi dove sarebbero sgorgate le tre fontane, presenti all'interno della chiesa)

L'apocrifo Atti di Pietro e Paolo (dopo il IV secolo, en) riferisce che la decapitazione di Paolo avvenne presso la via Ostiense lo stesso giorno della morte di Pietro, precisando la data del martirio al 29 giugno. La Storia di Perpetua (en), aggiunta contenuta in alcuni manoscritti greci, precisa che il luogo della decapitazione era chiamato Aquæ Salviæ ed era situato "vicino al pino". La data deriva probabilmente dal fatto che il 29 giugno 258, sotto l'imperatore Valeriano (253-260), le salme dei due apostoli furono trasportate nelle Catacombe di San Sebastiano, e solo quasi un secolo dopo papa Silvestro I (314-335) fece riportare le reliquie di Paolo nel luogo della prima sepoltura. In questa data la tradizione cattolica celebra la solennità dei santi Pietro e Paolo.

Nel luogo dove secondo la tradizione avvenne il martirio, le Aquæ Salviæ, in seguito fu edificata l'Abbazia delle Tre Fontane, mentre sul luogo del sepolcro è stata costruita la Basilica di San Paolo fuori le mura. Per secoli il sepolcro era stato rimasto nascosto sotto al pavimento della basilica. Lavori archeologici svolti tra il 2002 e il 2006 sotto la guida di Giorgio Filippi lo hanno riportato alla luce.

Il 29 giugno 2009, nella cerimonia ecumenica conclusiva dell'anno paolino (ovvero il Bimillenario della nascita di San Paolo apostolo, «dagli storici collocata tra il 7 e il 10 d.C.») papa Benedetto XVI ha annunciato i risultati della prima ricognizione canonica effettuata all'interno del sarcofago di San Paolo. In particolare, il sommo pontefice ha riferito che «nel sarcofago, che non è mai stato aperto in tanti secoli, è stata praticata una piccolissima perforazione per produrre una speciale sonda mediante la quale sono state rilevate tracce di un prezioso tessuto di lino colorato di porpora, laminato di oro zecchino e di un tessuto di colore azzurro con filamenti di lino. È stata anche rilevata la presenza di grani di incenso rosso e di sostanze proteiche e calcaree». Il papa ha poi proseguito affermando che i «piccolissimi frammenti ossei, sottoposti all'esame del carbonio 14 da parte di esperti ignari della loro provenienza, sono risultati appartenere a persona vissuta tra il I e il II secolo». «Ciò - ha concluso - sembra confermare l'unanime e incontrastata tradizione che si tratti dei resti mortali dell'apostolo Paolo. Tutto questo riempie il nostro animo di profonda emozione».

 

La prigionia di Paolo - Interpretazione della moderna storiografia

La ricostruzione storica

Il racconto tradizionale, che vuole Paolo di Tarso «più volte imprigionato dai romani» non è giudicato attendibile secondo alcune recenti ricerche storiografiche. Mentre per il periodo storico preso in esame non mancano fonti antiche, come Tacito e Giuseppe Flavio (gli accenni alla prigionia di Paolo sono presenti solamente in alcuni passi degli Atti degli apostoli), che vengono ora diversamente interpretati sulla base delle conclusioni raggiunte da una branca della moderna storiografia che si occupa del controllo delle fonti.

Durante i suoi viaggi, Paolo di Tarso aveva fatto tappa nelle città di Filippi e Tessalonica, in entrambe le località rimediando l'accusa di esercizio della magia da parte dei capi delle comunità ebraiche, cui i magistrati romani non dettero credito. Anche a Corinto, venne portato in giudizio da Sostene (Sosthenes in greco), capo della comunità israelita corinzia, per rispondere delle accuse di "religione non permessa". Infatti i culti dovevano essere riconosciuti dal'autorità di Roma per essere "legali" ed il cristianesimo non rientrava in questa lista: dicevano infatti «Costui persuade la gente a rendere un culto a Dio in modo contrario alla legge» (At 18,13). Il proconsole Junio Anneo Gallio (fratello di Lucio Anneo Seneca) rifiutò di procedere ritenendo che la giustizia romana non fosse interessata a questioni puramente religiose (At 18,12-17). Gli Atti aggiungono che il capo della sinagoga venne malmenato dal popolo che reclamava attenzione: «Allora tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagoga, e lo percossero davanti al tribunale, ma Gallione non si curava affatto di tutto ciò.» (At 18,17).

Forte della protezione delle leggi di Roma, Paolo era tornato a Gerusalemme nel 58 e, contro il parere dei capi della comunità cristiana, si era recato nel tempio ebraico per predicare, scatenando la prevedibile reazione degli ebrei.

Paolo, quindi, sarebbe stato non arrestato, ma strappato in extremis al linciaggio dal pronto intervento dei soldati romani, agli ordini del tribuno Claudio Lissa, i quali portarono al sicuro l'apostolo nella fortezza Antonia, incalzati dalla folla inferocita che gridava «ammazzalo, ammazzalo!». Il racconto degli Atti degli Apostoli parla sì di arresto, ma fa chiaramente intendere che ci fu un salvataggio (At 21,27-36).

Il tribuno Lissa convocò il sinedrio, ma non si ritenne in grado di prendere una decisione. Tuttavia, avuta notizia che si stava preparando un colpo di mano per eliminare Paolo, probabilmente allo scopo di evitare altri disordini, lo fece trasferire a Cesarea - protetto da una forte scorta di duecento fanti, duecento arcieri e settanta cavalieri - sede del governatore Antonio Felice e della più importante guarnigione romana in Giudea.

Anche il governatore rimandò la decisione, ma fece restare Paolo all'interno del castrum in "custodia militaris", ovvero sotto protezione. Secondo l'ordinamento Romano, la custodia militaris era una misura ben diversa dalla "custodia publica" (ovvero l'arresto) e lasciava la possibilità al "custodito", di ricevere chiunque volesse e condurre una vita pressoché normale, certo con il divieto di lasciare la fortezza. Ma, è facile dedurre che Paolo, in tale situazione, neppure si sarebbe sognato di contravvenire al divieto.

Rimase in questa condizione due anni, durante i quali pare che il governatore propose all'apostolo di trasferirlo sotto scorta in altra città, in cambio d'una adeguata somma di denaro. Antonio Felice (fratello di Pallante, il più importante consigliere di Claudio) era un uomo avido e corrotto e, per questo motivo, venne destituito da Nerone che nominò governatore il più scrupoloso Porcio Festo.

Ad una sola settimana dal suo insediamento, il nuovo governatore decise di risolvere la situazione riconvocando il sinedrio e, ascoltata la richiesta di condanna a morte, esternò la propria incompetenza giuridica: «Se si trattasse di qualche ingiustizia o di qualche malvagia azione, io vi ascolterei come di ragione, o Ebrei. Ma si tratta di discussioni su una parola, su dei nomi e sulla vostra legge: io non voglio dover giudicare di cose come queste.» In teoria aveva dato ragione a Paolo, ma in pratica la liberazione l'avrebbe esposto alla vendetta dei Giudei. D'altro canto mantenerlo all'infinito in "custodia militaris" significava ammettere implicitamente l'inefficacia dell'autorità di Roma.

A trarre d'impaccio il governatore fu lo stesso Paolo che, nella sua qualità di cittadino romano esercitò il diritto di appellarsi al giudizio dell'imperatore Nerone: («Civis romanus sum. Caesarem appello!»). Occorre precisare che, pochi anni prima (57), Paolo aveva definito l'imperatore "autorità istituita da Dio", raccomandandone l'obbedienza ai cristiani dell'Urbe.

L'apostolo venne dunque imbarcato nel porto militare di Cesarea e scortato a Roma dal centurione Giulio. Qui giunto nel 60, in attesa del giudizio imperiale fu posto agli "arresti domiciliari", da dove tuttavia poté predicare in assoluta libertà e senza ostacoli.

Nel 62 venne giudicato dal tribunale di Roma, presieduto dal Prefetto del pretorio Afranio Burro e fu assolto.

 

Apocrifi e leggende successive

Come per altri personaggi del Nuovo Testamento la devozione cristiana ha elaborato numerose leggende e testi apocrifi relativi alla figura di Paolo.

  • Negli vari manoscritti pervenutici (talvolta mutili) degli Atti di Paolo (seconda metà del II secolo) sono narrati vari discorsi e miracoli (guarigioni, esorcismi, risurrezioni) ambientati nelle località visitate da Paolo durante i suoi viaggi, incluso il quarto viaggio in oriente: Myra, Sidone (crollo del tempio di Apollo), Tiro, Efeso (dove viene inscenato un processo presso il governatore contro Paolo sulla base di 2Cor 1,8-10), Filippi, Corinto, Damasco, Gerico (battesimo di un leone). Il testo contiene anche la descrizione leggendaria del martirio di Paolo (v. sopra).

  • Gli Atti di Paolo e Tecla (facenti parte degli Atti di Paolo ma con tradizione autonoma) si inseriscono nella narrazione degli Atti degli Apostoli, a partire dalla predicazione di Paolo a Iconio (At13,51-14,6), nel corso del primo viaggio missionario. L'apocrifo narra la vita di Santa Tecla descritta in maniera leggendaria e agiografica, e il ruolo rivestito da Paolo è poco più che l'evangelizzatore della ragazza.

  • La Lettera agli Alessandrini, citata nel Canone muratoriano (circa 170) come apocrifa, è andata perduta.

  • Anche la Lettera ai Laodicesi è citata nel Canone muratoriano e sulla sua natura vi sono dubbi (probabilmente coincide con Efesini).

  • La Lettera dei Corinzi a Paolo (seconda metà del II secolo) è un breve scritto nel quale i Corinzi informano Paolo dell'arrivo di Simone e Cleobio che portano nella comunità idee docetiste e gnostiche. La risposta pseudoepigrafa dell'apostolo è la Terza lettera ai Corinzi, nella quale ribadisce la dottrina cristiana.

  • L'Apocalisse di Paolo copta (periodo imprecisato tra metà II secolo e IV secolo), prodotta in ambiente gnostico e pervenutaci frammetariamente, descrive in prima persona un viaggio di Paolo attraverso i sette cieli (sulla base di 2Cor12,2-4).

  • L'Apocalisse di Paolo greca (metà III secolo) descrive in prima persona un viaggio in paradiso e inferno di Paolo guidato da Gesù. Questo testo ha ispirato la cosmologia ultraterrena della Divina Commedia di Dante.

  • Le Lettere di Paolo e Seneca (IV secolo) sono 14 brevi epistole pseudoepigrafe relative a uno scambie epistolare che sarebbe intercorso tra Seneca e l'Apostolo durante la sua prigionia romana tra il 58 e il 64.

    Caduta di Simon Mago per opera di Pietro e Paolo davanti all'imperatore Nerone, episodio narrato negli Atti di Pietro e Paolo (dipinto di Benozzo Gozzoli, 1461-62).

  • Gli Atti di Pietro e Paolo (posteriori al IV secolo) narrano le vicende dei due apostoli a Roma. Qui descrivono la sfida davanti a Nerone con Simon Mago (che riecheggia la sfida di Paolo con Elimas Bar-Iesus davanti a Sergio Paolo di At13,6-12), che si conclude con la morte di questi caduto dopo un volo miracoloso. L'apocrifo termina con la descrizione della morte degli apostoli (v. sopra). La Storia di Perpetua racconta la sua miracolosa guarigione a un occhio in occasione della decapitazione di Paolo.

  • La Legenda Aurea (XIII secolo) tratta della conversione di Paolo al cap. 28 (en) e della sua vita al cap. 90 (en) riprendendo notizie contenute nei testi biblici, nell'apocrifo Atti di Paolo e in alcuni Padri della Chiesa.

  • Il Capitolo 29 degli Atti degli Apostoli (XIX secolo) racconta che da Roma, scagionato dalle accuse di Gerusalemme, Paolo si recò in Spagna e quindi in Britannia. Arrivò in una città e predicò sul monte Lud (attuale Ludgate Hill a Londra, sito della Cattedrale di San Paolo). Quindi partì e andò in Belgio, Svizzera dove incontrò Pilato, Illirico, Macedonia e Asia.

Opere di Paolo

Le tredici lettere di Paolo del Nuovo Testamento sono scritte in greco. Tradizionalmente sono considerate redatte tra gli anni 50 e 60,

Valentin de Boulogne o Nicolas Tournier, San Paolo che scrive le sue lettere, XVI secolo circa, Blaffer Foundation Collection, Houston

 durante il suo ministero itinerante e la prigionia a Cesarea e/o Roma. In epoca contemporanea, con lo svilupparsi del metodo storico-critico, sono stati sollevati dubbi circa l'autenticità di alcune di queste lettere:

  • Lettera ai Romani, Prima lettera ai Corinzi, Seconda lettera ai Corinzi, Lettera ai Galati, Lettera ai Filippesi, Prima lettera ai Tessalonicesi e Lettera a Filemone sono considerate dalla maggior parte dei biblisti come autentiche.

  • per Seconda lettera ai Tessalonicesi, Lettera agli Efesini e Lettera ai Colossesi sono stati proposti alcuni dubbi.

  • per le cosiddette "lettere pastorali", cioè Prima lettera a Timoteo, Seconda lettera a Timoteo e Lettera a Tito, i dubbi sono più seri e condivisi.

I dubbi sono dettati principalmente da motivi di ordine filologico: per alcune lettere, il vocabolario, lo stile narrativo e gli argomenti trattati sono diversi da quelli delle lettere considerate sicuramente autentiche. Tale diversità può comunque essere ricondotta a diversi periodi storici (anni 50 contro anni 60), diverso atteggiamento di Paolo (energico e combattivo nelle prime lettere, stanco e affaticato nelle lettere pastorali), diverso contesto dei destinatari (sistematizzazione della dottrina cristiana nelle prime lettere, attenzione alla comunità e ai ruoli nelle lettere successive)

 

Paolo nel Cristianesimo

Tradizione cattolica

  • solennità dei Santi Pietro e Paolo il 29 giugno

  • festa della Conversione di San Paolo il 25 gennaio

Per ricordare la figura di Paolo di Tarso, papa Benedetto XVI ha indetto l'Anno Paolino nel bimillenario di quella che è considerato, simbolicamente e con una certa arbitrarietà, l'anno di nascita del santo. L'anno paolino è iniziato il 28 giugno 2008 e si è concluso il 29 giugno 2009.

 

Tradizione ortodossa

Il mondo ortodosso ha riservato a Paolo attenzione non minore di quello cattolico, anche perché esiste una ricca letteratura dei padri greci su di lui. Un esempio lo abbiamo in San Basilio 330 ca - 379), che in una lettera dice:

«  Io suppongo pertanto che Paolo, il vaso di elezione, abbia pensato che non fosse sufficiente soltanto proclamare Dio il Padre, Dio il Figlio e Dio lo Spirito Santo, cosa che ha mostrato per mezzo dell'espressione «un solo Dio», se non mostrava anche, con l'aggiunta della parola «Padre», colui dal quale vengono tutte le cose, e se non indicava, con la menzione del Cristo, il Verbo per mezzo del quale tutte le cose esistono; e ancora, se non faceva conoscere l'incarnazione facendo appello a Gesù Cristo e se non metteva sotto agli occhi la passione e non rivelava la resurrezione.  »

 

Tradizione protestante

Fra le varie confessioni protestanti-evangeliche la figura di Paolo è vista come personaggio fondamentale della storia del Cristianesimo. Le chiese che hanno un calendario liturgico come quella anglicana o luterana hanno festività dedicate a San Paolo derivate dal calendario cattolico latino. Nelle chiese evangeliche (Pentecostali, Battisti Riformati, ecc..) tale usanza è totalmente assente.

 

Luoghi di culto

Numerosi sono i luoghi di culto dedicati a San Paolo (vedi parziale elenco). Tra questi i più noti:

  • Abbazia delle Tre Fontane a Roma, sul luogo tradizionale del martirio

  • Basilica di San Paolo fuori le mura a Roma, sul luogo tradizionale della sua tomba

  • Cattedrale di San Paolo a Londra

Patronati

  • Professioni: cordai, cestai, giornalisti, missionari, rover, vescovi

  • Stati: Grecia, Malta

  • Città: Roma, San Paolo (Brasile)

A San Paolo sono inoltre riferiti numerosi toponomi, in Italia e nel mondo (vedi parziale elenco).

 

Paolo nell'arte

Paolo è stato una figura particolarmente ricorrente nell'arte cristiana. È stato raffigurato in affreschi, dipinti, mosaici, miniature, icone, statue, bassorilievi, vetrate.[79] In epoca moderna gli sono riferiti romanzi, melodie, film e musical.

 

Iconografia

Paolo è stato tradizionalmente raffigurato secondo gli elementi presenti nella descrizione dell'apocrifo Atti di Paolo e Tecla (v. sopra). Tuttavia questa descrizione viene attualmente considerata come non storica ma influenzata da diversi stereotipi culturali dell'epoca Anzianità, barba e calvizie erano associati all'archetipo classico del filosofo. La barba inoltre era una caratteristica fisica costante degli Ebrei, ai quali era associato anche il naso sporgente. L'essere calvo può derivare anche dall'indicazione di At18,18, nel testo però riferito al voto di Nazireato. La bassa statura può derivare da 1Cor10,10;15,9, oltre che dal nome Paolo. I particolari esteticamente non positivi (gambe arcuate e sopracciglie congiunte) erano attribuiti al filosofo Socrate.

L'attributo più ricorrente nell'antichità era il rotolo o libro nella mano, per indicare le sue lettere. Dal XIII secolo compare come attributo iconografico la spada che richiama sia il suo passato di persecutore che il martirio per decapitazione.

Nelle opere relative alla conversione, soprattutto pittoriche, viene tradizionalmente rappresentato col cavallo dal quale sarebbe caduto, ma il particolare non è esplicitamente menzionato nei tre racconti degli Atti.

 

Dipinti

  • IV secolo: ritratti nelle Catacombe di Praetextatus, Domitilla e Pietro e Marcellino

  • 1290 ca.: San Paolo, Giotto

  • 1330 ca.: Decapitazione di San Paolo, Giotto

  • 1333: San Paolo, Bernardo Daddi

  • 1420 ca.: Paolo apostolo, Andrej Rublëv

  • 1424 ca.: San Paolo, affresco perduto, Masaccio

  • 1426: San Paolo, Masaccio

  • 1440 c.a: L'incontro di Sant'Antonio e San Paolo, Sassetta

  • 1480 ca.: San Paolo visita San Pietro in prigione, Filippo Lippi

  • 1489-1534 (?): Apostoli Pietro, Paolo, Giovanni evangelista, Antonio da Correggio

  • 1515: Predica di San Paolo agli ateniesi, Raffaello Sanzio

  • 1520 ca.: San Paolo scrittore, Pier Francesco Sacchi

  • 1542-45: Conversione di Paolo, Michelangelo Buonarroti

  • 1543: San Paolo (trittico di Castello Roganzuolo), Tiziano Vecellio

  • 1545 ca.: Conversione di Paolo, Tintoretto

  • 1557-58 ca.: Martirio di San Paolo, Taddeo Zuccari

  • 1567: Conversione di Paolo , Pieter Bruegel il Vecchio

  • 1592: Apostoli Pietro e Paolo, di El Greco

  • 1600 ca.: San Paolo a Malta, Adam Elsheimer

  • 1600-01: Conversione di San Paolo, Michelangelo Merisi da Caravaggio (prima versione della conversione)

  • 1600-01: Conversione di San Paolo, Michelangelo Merisi da Caravaggio (seconda versione della conversione)

  • 1606: San Paolo, El Greco

  • 1620: San Paolo scrive le sue lettere, Valentin de Boulogne o Nicolas Tournier

  • 1627: San Paolo in prigione, Rembrandt Harmenszoon van Rijn

  • 1628-29: Estasi di San Paolo, Johann Liss

  • 1629-30: San Paolo nel suo scrittoio, Rembrandt Harmenszoon van Rijn

  • 1635: Paolo Apostolo, Rembrandt Harmenszoon van Rijn

  • 1657: Paolo Apostolo, Rembrandt Harmenszoon van Rijn

  • 1661: Autoritratto come Paolo Apostolo, Rembrandt Harmenszoon van Rijn

  • 1744: L'Apostolo Paolo predica sulle rovine, Giovanni Paolo Pannini

Sculture

  • 1484-93: Decapitazione di San Paolo, Antonio del Pollaiolo

  • 1503-04: San Paolo, Michelangelo Buonarroti

  • 1585 c.a: San Paolo, Sebastiano Torrigiani

  • 1650: Decapitazione di San Paolo, Alessandro Algardi

Letteratura

  • 1926: Paolo fra i Giudei, Franz Werfel

  • 1985: The Kingdom of the Wicked, Anthony Burgess

Musica

  • Saule, Saule, quid me persequeris, mottetto di Giaches de Wert

  • 1836: Paolo (oratorio), oratorio di Felix Mendelssohn Bartholdy

Film

  • 1981: Peter and Paul, di Robert Day

  • 1985: A.D., di Stuart Cooper

  • 1999: Il mistero Paolo. Il fascino della libertà, di Abraham Segal

  • 2000: San Paolo, di Roger Young

Musical

  • 2008: Sulla via di Damasco, promosso dall'ANSPI, regia di Michele Casella, con musica di Michele Paulicelli, costumi di Franca Corrado

  • 2008: Paolo di Tarso Il Musical, regia di Valerio Buffetti, testi e musiche di Valerio Buffetti, Matteo Scariolo, Paolo Scariolo, Daniele Mauri, Linda Spandri, Fabio Riccardi

  • 2009: http://www.cgslife.it/ "CIO' CHE RESTA è AMORE" della Associazione CGS LIFE di Biancavilla (CT) su musiche di Armando Bellocchi, testi di Giuseppina Costa e Francesco Di Mauro

  • 2009: Fino al terzo Cielo - San Paolo, l'Apostolo delle genti, della Compagnia teatrale "Piccola Comunità". Regia e sceneggiatura di Paolo Prati; testi e musiche di Enrico Franchi e Matteo Gelmini; coreografie di Dimes Busana; costumi di Roberta Paggin, Paolina Molinari, Enrico Franchi.

 

 

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