SANTA RITA DA CASCIA

   Santa Rita da Cascia                              

 

Rita da Cascia Lottii, al secolo Margherita Lotti (Roccaporena, 1381 – Cascia, 22 maggio 1447), è stata una religiosa italiana, monaca agostiniana nella regione di Cascia (PG), proclamata santa da papa Leone XIII nel 1900.

 

Agiografia

Roccaporena (PG)

Religiosa

Nascita

Roccaporena, 1381

Morte

Cascia, 22 maggio 1447

Venerato da

Chiesa cattolica

Beatificazione

1627, da Urbano VIII

Canonizzazione

1900, da Leone XIII

Santuario principale

Basilica di Santa Rita, Cascia

Ricorrenza

22 maggio (Memoria Facoltativa)

Attributi

Santa degli impossibili. Avvocata dei casi disperati.

Patrono di

donne maritate infelicemente, casi disperati

La prima parte della vita di santa Rita è piuttosto oscura, esistono fonti scritte piuttosto tarde, come la ricostruzione agiografica fatta da Agostino Cavallucci nel 1610 con la Documentazione Ritiana Antica (D.R.A). Comunque la maggior parte delle biografie composte sui pochi dati certi concordano nel fatto che sia nata a Roccaporena, presso Cascia (PG), e che il suo nome sia diminutivo di Margherita. Studi incrociati e molteplici ricerche confermano come anno di morte il 1447. Figlia unica di Antonio Lotti e Amata Ferri. Entrambi i genitori sono descritti come persone molto religiose e "pacieri di Cristo" nelle lotte politiche e familiari tra guelfi e ghibellini. Essi le insegnarono a leggere e a scrivere. Ancora oggi è tramandata la leggenda delle api. La leggenda narra che mentre i genitori di Rita erano occupati a mietere Lei si trovava sotto un albero dentro una cesta. Un contadino si ferì con la falce ed abbandonò il lavoro per andare a farsi medicare, passò davanti a Rita e vide delle api intorno alla cesta e con la mano ferita tentò di allontanare. La ferita si rimarginò. Le api non punsero la piccola Rita ma le depositarono il miele nella bocca. Questo dalla tradizione è considerato il primo miracolo di Santa Rita.

Le agiografie la descrivono come una ragazza mite che assecondava i desideri dei genitori. Affascinata dalla famiglia Agostiniana Rita desiderava farsi suora ma per volere dei suoi genitori si sposò. Come era usanza del tempo, i matrimoni spesso venivano programmati già in giovanissima età, soprattutto quando l'età dei genitori cominciava ad essere elevata. Così anche Rita, all'età di sedici anni, andò sposa a Paolo Mancini (detto anche Paolo di Ferdinando), ufficiale comandante la guarnigione di Collegiacone, descritto come uomo dal carattere molto orgoglioso, autoritario e discendente da una diramazione della nobile famiglia Mancini. Ebbero due figli forse gemelli: Giangiacomo Antonio e Paolo Maria. Rita si dedicò instancabilmente alla sua famiglia creando le premesse per la conversione di suo marito. Infatti riavvicinò il suo sposo alla fede ed educò i suoi figli alla religione. Proprio quando l'unione matrimoniale che durò circa diciotto anni, sembrava andare bene, Paolo Mancini fu ucciso, probabilmente dai suoi amici per rancori passati, in piena notte mentre rincasava.

Rita, credente fino in fondo, perdona gli assassini di suo marito ma si angoscia quando capisce che i suoi figli prendono la strada della vendetta. Si affida allora alla preghiera, auspicando addirittura la loro morte fisica piuttosto che vederli responsabili di atti di violenza e quindi alla morte dell'anima. Poco tempo dopo i due ragazzi si ammalano contemporaneamente e muoiono.

 

L'ingresso nel monastero

Per tre volte chiede inutilmente di entrare presso il monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena a Cascia. Il suo stato vedovile e forse anche le implicazioni dell'omicidio del marito potrebbero averle ostacolato l'ingresso in monastero. Qui però vi entra dopo aver pacificato gli animi e riconciliato la famiglia di suo marito e quella dell'assassino. Si inserisce la leggenda devozionale che narra come in piena notte Rita sia stata portata in volo dai suoi tre Santi protettori Sant'Agostino, San Giovanni Battista e San Nicola da Tolentino dallo scoglio di Roccaporena (Luogo dove la Santa andava spesso a pregare) fino dentro le mura del monastero . Così la Badessa capita la vera fede di Rita la accolse in monastero e per quaranta anni Rita visse qui fino alla sua morte, dedicandosi alla preghiera.

 

(nella foto il Santuario di Santa Rita a Cascia)

Il culto

Alcuni episodi agiografici

Molti sono i segni soprannaturali che i credenti attribuiscono a Rita da Cascia: la sera del venerdì santo dopo la predica di Fra' Giacomo della Marca,affascinata dalla descrizione della passione di Cristo avrebbe ricevuto una spina dalla corona di Cristo conficcata sulla fronte. La madre badessa rifiutò, in seguito a tale evento, la richiesta della santa di partire per Roma con le altre suore per un pellegrinaggio. Però, il giorno prima di partire, la tradizione vuole che la spina nella fronte sparì e cosi Rita poté partire. La spina fu portata da santa Rita per i suoi ultimi quindici anni. Il giorno del battesimo sarebbero apparse api bianche sulla sua culla, api nere al suo letto di morte, una rosa rossa fiorita in inverno e due fichi sull'albero nel suo orto vicino a casa sua. Prima di morire mandò sua cugina a prenderli.

 

La canonizzazione

Alla sua morte, avvenuta il 22 maggio 1447, il suo corpo venne collocato in una cassa di pioppo chiamata codex miraculorum, eseguita da Cecco Barbari; soltanto nel 1462 viene realizzata la cassa solenne.

La venerazione di Rita da Cascia da parte dei fedeli iniziò subito dopo la sua morte e fu caratterizzata dal numero e dalla qualità di eventi prodigiosi riferiti alla sua intercessione, tanto che divenne "la santa degli impossibili". La sua beatificazione è del 1627, 180 anni dopo la sua morte, durante il pontificato di Urbano VIII Barberini, già vescovo di Spoleto. Leone XIII, nel 1900, la canonizza come santa. I credenti suoi devoti la chiamano "santa degli impossibili", perché dal giorno della sua morte sarebbe "scesa" al fianco dei più bisognosi, realizzando per loro miracoli molto prodigiosi, detti "impossibili". Il culto per santa Rita era senza dubbio uno dei più diffusi al mondo, raccogliendo fedeli in ogni angolo della terra, sinché col nuovo Martirologio Romano la sua festività è diventata "Memoria Facoltativa".

 

 

Il corpo

Il corpo di santa Rita è custodito all'interno di una teca in vetro, in un ambiente del convento annesso alla basilica: da essa si può osservare, attraverso un'ampia grata, che il corpo stesso risulta essere mummificato.

 

(nella foto il corpo di Santa Rita a Cascia nell'urna)

Feste in onore di S. Rita

Umbria

(oltre che a Cascia e Roccaporena)

 

Farnetta (Montecastrilli, TR)

Nella chiesa di San Nicola da Bari nel piccolo paese di Farnetta di Montecastrilli ha luogo annualmente, il 22 maggio, la festa con la benedizione delle rose portate dai fedeli, dei mezzi agricoli e delle automobili con una processione solenne per le vie del paese.

 

Friuli-Venezia Giulia

Udine

Nella chiesa di San Pietro Martire è viva la devozione alla Santa, di cui si celebra la memoria il 22 Maggio, con grandissimo concorso di popolo. Vengono celebrate le Sante Messe con grande partecipazione e benedette le rose, come da tradizione. Fonte: il Parroco di Santa Maria Annunziata nella Chiesa Metropolitana, nel cui territorio insiste la Chiesa di San Pietro Martire.

 

Albaredo d'Adige (VR)

Festa in onore di Santa Rita domenica successiva al 22 maggio presso la contrada Valle con la benedizione delle rose.

 

Lombardia

Pavia

Nella basilica di San Pietro in Ciel d'Oro, il 22 maggio si celebra ogni anno a Pavia la festa di Santa Rita, con la benedizione delle rose, vendute nei pressi della chiesa fino nel viale alberato, via Matteotti, che i fedeli portano per la benedizione in sagrestia, dove è anche possibile baciare due pezzetti di reliquie contenute all'interno di croci di circa 30 cm. Il sacerdote impone una benedizione collettiva a rose e persone, al termine della quale è possibile mettersi in fila per ricevere una benedizione speciale, per opera del sacerdote, dalla "santa delle cose impossibili". La festa è molto partecipata in un'atmosfera composta di raccoglimento, la basilica solitamente gremita e rischiarata da bei canti liturgici. Nel cortiletto è allestito un piccolo altare dove i fedeli possono accendere candele votive ed eventualmente lasciare delle preghiere in mezzo alle rose; vengono anche venduti piccoli oggetti sacri commemorativi quali rosari, immaginette e libri della santa, ecc.

 

Toscana

Chiusdino (SI)

A Chiusdino (SI) esiste una veneratissima statua di santa Rita, nella chiesa di San Sebastiano, sede dell'antica Confraternita di San Galgano. È proprio questo sodalizio che organizza il 22 maggio la festa della santa, con varie celebrazioni liturgiche e la tradizionale benedizione delle rose, intensamente partecipata; particolare solennità assume questa festa quando essa cade di domenica.

 

Abruzzo

Lanciano (CH)

La santa patrona del quartiere più popoloso della città viene portata in processione dopo aver benedetto le rose portate dai fedeli sul sagrato della chiesa.

 

Atri (TE)

La festa che Atri dedica alla santa degli impossibili è nota in tutto l'Abruzzo; la devozione che lega gli atriani a questa santa è fortissima (si dice che abbia salvato molte persone da malattie terribili e ancora oggi gli atriani le chiedono grazie e le offrono ex voto) e ogni anno, in occasione dei giorni di festa (che vanno dal 19 al 22 maggio) giungono numerose compagnie di pellegrini dall'Abruzzo e da molte zone del Mezzogiorno; la tradizione vuole che questi pellegrini, per essere riconosciuti, indossino tuniche bianche, ma ormai ciò è praticato da pochissimi. Un tempo, i pellegrini si addormentavano addirittura all'interno della chiesa di Santo Spirito (dove è conservata la statua della santa) detta "Santuario di Santa Rita". Infatti, Atri è considerata (dopo Cascia) il principale centro di culto della santa. La festa inizia fin dal 12 maggio con l'esposizione della statua di Santa Rita (splendida statua vestita) su un grandioso baldacchino, prosegue il giorno dopo con l'inizio della Novena, per proseguire nei giorni successivi con messe solenni e prediche recitate da predicatori chiamati per l'occasione. La sera del 19 maggio, mentre nella chiesa di Santo Spirito la campane suonano a festa, le grandiose luminarie sistemate lungo le vie dove passerà la processione vengono accese. Il 20 e 21 maggio sono segnati da lancio di continui mortaretti, dai concerti bandistici e dalle orchestre sinfoniche; il 21 maggio, poi, avviene il solenne avvio dell'indulgenza plenaria concessa nel 1901 da papa Leone XIII. Il 22 maggio è il giorno clou della festa: le visite alla chiesa di Santo Spirito si moltiplicano, la giornata è continuamente segnata dal lancio di mortaretti e dalle sfilate della banda; a mezzogiorno, nella messa solenne in Santo Spirito, le rose vengono benedette: alcune saranno messe ai piedi del baldacchino di Santa Rita, altre saranno decorate da veli e nastri e messe in una cesta in sagrestia. Le rose benedette vengono continuamente prese dai fedeli e a volte capita anche che già prima della processione esse siano finite. Il pomeriggio del 22 maggio è pieno di allegria, grazie ai bambini che fanno un continuo via vai tra le giostre e i fedeli che si accalcano nella chiesa di Santo Spirito per assistere alla messa cantata, presieduta dal vescovo della diocesi, da un altro invitato per l'occasione e dal predicatore incaricato delle omelie: la folle è enorme e spesso è costretta a posizionarsi lungo la scalinata del santuario. Alle 19.00 in punto la banda comincia a suonare il Mosè di Gioacchino Rossini e si avvia la processione con la statua della santa (portata a spalla dall'Arciconfraternita dell'Annunziata) che compie un giro completo del centro storico di Atri e fermandosi (come in tutte le processioni cittadine) presso il convento delle Clarisse. I balconi sono tappezzati da tappeti e coperti bianche e rosse ricamate con simboli sacri, mentre le strade si trasformano in un tappeto di rose a causa dei lanci di petali che gli atriani, al passaggio della processione, effettuano dai balconi. La processione ritorna davanti la chiesa verso le 20:30; prima del rientro effettivo della statua (che viene rivolta verso la folla) il predicatore effettua l'ultima, breve omelia dalla scalinata del santuario e uno dei due vescovi effettua la benedizione con la reliquia di Santa Rita, anch'essa portata in processione. Finalmente, alle 21.00, tra gli applausi festosi dei fedeli, le campane che suonano a festa e la banda che esegue nuovamente il Mosè, la processione fa finalmente rientro. La festa però non è ancora finita: a mezzanotte una gran folla si riunisce per assistere per lo spettacolo pirotecnico in Piazza Acquaviva e il successivo concerto bandistico, sulla cassa armonica, in Piazza Duomo. Le visite dei fedeli continuano per i giorni successivi e la festa ha finalmente fine quando, il 29 Maggio, la statua di Santa Rita viene rimessa nella sua cappella e termina l'indulgenza plenaria. Le luminarie continuano però a illuminare Atri per tutta la sera, e saranno smontate solo dal giorno successivo. In occasione della festa di Santa Rita vengono inseriti varie manifestazioni culturali, oltre ai concerti bandistici, alle orchestre sinfoniche e alla presenza di personalità di spicco dello spettacolo, variando di anno in anno. Nel 2010, ad esempio, è stato festeggiato il 150° anniversario della morte di Pietro Baiocchi, unico abruzzese della Spedizione dei Mille e originario proprio di Atri: in suo onore (oltre a restauro della targa sulla facciata del palazzo di famiglia nel centro storico della città) il 20 Maggio si è svolta una conferenza con tanto di sfilata della fanfara dei Bersaglieri, mentre il 27 maggio con la Serata Garibaldi si ricorderà l'assedio di Palermo nel 1860, dove trovò la morte Pietro Baiocchi, con tanto di orchestra sinfonica e coro lirico.

 

Campania

Marina di Camerota (SA)

La Santa, in processione, viene portata non in spalla, ma su una fiat 500, a passo d'uomo. l'automobile viene rivestita completamente di fiori raccolti nei giardini delle case di Marina di Camerota (SA). Anche i bambini adornano con fiori le loro biciclette, con esse seguono la processione. Molti adulti invece scelgono di seguire la Santa con la propria automobile. Alla fine della processione vi è la benedizione delle automobili, degli automobilisti e dei fiori, e il simulacro di Santa Rita che rientra in chiesa viene accompagnato dal suono di tutti i clacson presenti. Durante la messa, prima della processione, vengono distribuiti ai fedeli dei petali di rosa benedetti, sigillati in carta velina colorata.

 

Avellino

Ad Avellino la statua della santa viene portata in processione il 22 maggio dalla chiesa di Santa Rita (che si trova nel centro storico della città, a ridosso del Duomo) per un seguitissimo corteo nelle strade principali del centro; la processione trova il suo culmine e il suo momento massimo di partecipazione quando la statua della santa viene condotta nel piazzale dell'Ospedale San Giuseppe Moscati, dove i malati,affacciatisi alle finestre, lanciano coriandoli e fiori. Molte delle donne che seguono la processione attraversano le strade di Avellino completamente scalze.

 

Puglia

Barletta

Nella chiesa di S. Benedetto, a Barletta, è collocata una statua rappresentante la santa con una spina conficcata nella fronte. Il 22 maggio, in occasione della ricorrenza, si celebra l'Eucarestia più volte durante l'arco della giornata, perpetrando il consueto rito della benedizione delle rose. Si svolge la Processione Santa che porta il simulacro nelle vie limitrofe alla chiesa, ornate da luminarie.

 

Noicattaro (BA)

Nella chiesa di Santa Maria della Lama in Noicattaro è molto forte la devozione alla Santa, infatti le bambine del paese vengono vestite con i tradizionali abiti monacali, il 22 maggio dopo la solenne messa e dopo la benedizione delle rose viene fatto sfilare il gruppo statuario della Santa, sorretta da un angelo, inginocchiata ai piedi del crocifisso. Al rientro della processione vengono fatti esplodere i fuochi pirici.

 

Foggia

Il 22 maggio nella Chiesa di Sant'Eligio vi sono dei festeggiamenti in onore di Santa Rita. Fuori dalla chiesa si collocano venditori di immagini di Santa Rita o di rose.

 

Sicilia

Belpasso (CT)

Santa Rita, la santa degli impossibili, è venerata e pregata nella chiesa parrocchiale N.S. Gesù Cristo Re a Belpasso (provincia di Catania). Le celebrazioni iniziano 15 giovedì prima del giorno della festa di Santa Rita, per proseguire con il triduo e concludersi il giorno dedicato alla santa, il 22 maggio.

 

Castelbuono (PA)

A Castelbuono (PA) la festa prevede diversi giovedì di preparazione ed un triduo solenne che culmina con la giornata del 22 maggio. Diverse celebrazioni scandiscono la giornata e al termine di ognuna sono distribuiti pani benedetti. La sera, dal tetto della chiesa, sono lanciati petali di rosa sulla folla. Sono attive a Castelbuono due confraternite dedicate alla santa, una maschile ed una femminile.

 

Santa Rita (CL)

Nel Borgo Santa Rita, in provincia di Caltanissetta, viene festeggiata ogni 22 maggio, con una processione ed una messa solenne organizzata dalla chiesa madre di Sommatino, dove si trova una sua statua.

 

Palermo

Nella chiesa di San Nicola da Tolentino a Palermo ha luogo annualmente, il 22 maggio, la festa con la benedizione delle rose portate dai fedeli, che poi conserveranno per donarne i petali ad amici o parenti ammalati.

 

Il Corteo Storico di Santa Rita a Castelvetrano (TP)

A Castelvetrano (TP) la comunità parrocchiale della chiesa di Santa Maria della Salute coltiva da anni una intensa devozione per la santa e per la spiritualità agostiniana, dovuta anche dal fatto che nel 1628 dove attualmente sorge la chiesa era presente un convento di Eremiti Agostiniani, soppresso in seguito nel 1774 per mancanza di religiosi. La devozione ritiana nella città risale ai primi del ‘900. Una statua fu commissionata negli anni '90: all'arrivo una moltitudine popolare accompagnò il simulacro.

Il Corteo storico di Santa Rita a Castelvetrano nasce negli anni '90. Andando avanti negli anni il Corteo storico di Santa Rita si è sempre più affrancato dalle caratteristiche di manifestazione religiosa per sviluppare spettacolarità e fedeltà storica: oggi il corteo è un evento teatrale. Il corteo storico rappresenta i momenti più significativi della vita della santa attraverso otto quadri viventi, che sfilano per le vie della città: S. Rita bambina e suoi genitori, sposalizio di Santa Rita, uccisione del marito Paolo, S. Rita vedova e i due figli, ingresso miracoloso in monastero e i tre santi protettori, stimmatizzatone di S. Rita, miracolo dell'orto, morte di S. Rita.

Inoltre, il giorno 22 maggio si celebra la Festa in onore di S. Rita presso la Chiesa Maria SS. della Salute, con la celebrazione della S. Messa ed alla fine la benedizione delle rose, la solenne processione accompagnata dalle sacre note della locale banda musicale, ed al rientro in Chiesa la benedizione del pane che viene distribuito ai numerosi fedeli intervenuti.

 

Catenanuova (EN)

La festa a Catenanuova (EN) venne istituita dopo la seconda guerra mondiale (1946) in seguito al voto di una cittadina ed alla grazia ricevuta: "se il marito fosse tornato vivo dai combattimenti di guerra, avrebbe acquistato una statua di santa Rita per ringraziamento". Nel giorno della festa, i fedeli indossano un abito con una cintura entrambi neri ed il colletto bianco, come quello della santa, e portano rose per la benedizione. Alla devozione di santa Rita sono legati i cosiddetti 15 giovedì prima della festa, e tre giorni prima ci si prepara con il triduo in suo onore. Il simulacro di santa Rita si conserva all'interno della chiesa San Giuseppe assieme ad una reliquia. Ogni anno, il 22 maggio alle 8 del mattino, i tradizionali colpi a cannone con le campane annunziano il giorno di festa. Alle 9,00 alle 11,00 e alle 18,00 la messa con la benedizione delle rose e degli “abiti” dei devoti. Intorno alle 19,00 avviene l'uscita del simulacro dalla chiesa parrocchiale, che percorrerà buona parte delle vie di Catenanuova, per poi rientrare a tarda sera subito dopo aver assistito ai giochi pirotecnici; è tradizione che al rientro in chiesa tutte le rose benedette, circa 500, vengano distribuite ai fedeli.

 

Audiovisivi

La filmografia riguardante Santa Rita da Cascia non è molto nutrita. Il primo film realizzato su questa figura religiosa data al 1943, a firma di Antonio Leonviola, interpretato da Elena Zareschi. Il film è in bianco e nero, realizzato a Cascia e a Roccaporena con il contributo della popolazione locale in veste di figuranti e comparse. Il secondo audiovisivo di qualche rilievo viene realizzato dalla Rai negli anni settanta. Nel 1994-96, su impulso del Santuario di Cascia, viene prodotto il documentario scritto e diretto da Francesco Ferrari, dal titolo "Rita, la Santa di Cascia: un mirabile cammino di fede".[senza fonte] Merita indubbiamente di essere ricordato il più recente Rita da Cascia, regia di Giorgio Capitani (2004).

 

Musical

Su Santa Rita da Cascia è stato anche realizzato un musical dal Gruppo Teatrale "Madre Teresa" di Campofranco (CL). L'autore, Don Vincenzo Giovino, iniziò a lavorare allo spettacolo a partire dal 2007.Il Musical è strutturato in due tempi, definendo quella che è stata la vita della santa prima e dopo l'entrata in convento. Ogni tempo è suddiviso in quadri che raccontano le varie fasi della sua storia evidenziando la figura del marito, dei figli e della cugina Lapa, quest'ultima presenza costante e vicina a Rita sposa e suora. I ventisette brani che costituiscono il musical sono intercalati dalla figura di un Menestrello che racconta in prosa alcuni passaggi chiave della vita della santa. Durante la rappresentazione , nei momenti più difficili della santa, interverrà il "Balletto dell'Arcobaleno", simbolo di speranza, inno alla natura e richiamo di Dio alla vita. Significativo è il titolo dell'opera " RITA,una rosa tra le spine": la vita di Rita non fu affatto facile, era sposa di un uomo brutale, non per suo volere ma per volere dei genitori. Ebbe due figli e difese la loro innocenza pregando e ottenendo la loro morte. In tutto quest'odio Rita fu portatrice di pace, perdono, di conversione nelle famiglie. Una splendida rosa tra le spine, consapevole che la propria bellezza non le appartiene.

 

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