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Santa Lucia da Siracusa (Siracusa, 280 – Siracusa, 304) è stata una santa romana, venerata dalla Chiesa cattolica e
dalla Chiesa ortodossa. Morì
martire durante
le persecuzioni di Diocleziano a Siracusa.
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Vergine e Martire |
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Nascita |
283 |
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Morte |
13 dicembre 304 |
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Venerato da |
Tutte le Chiese che ammettono il culto dei
santi |
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Ricorrenza |
13 dicembre |
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Attributi |
Occhi su un piatto, Giglio, Palma, Libro del
Vangelo |
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Patrono di |
Siracusa, ciechi, oculisti, elettricisti, contro
le malattie degli occhi e le carestie |
Biografie
Nell'introduzione al romanzo storico Lucia di René
du Mesnil de Maricourt[1],
Ampelio
Crema ha scritto che:
«la prima e fondamentale testimonianza sull'esistenza di Lucia ci è data da
un'iscrizione greca scoperta nel giugno del 1894 dal professor Paolo Orsi
nella catacomba di san Giovanni, la più importante di Siracusa: essa ci mostra che,
già alla fine del quarto secolo o all'inizio del quinto, un siracusano - come si
deduce dall'epigrafe alla moglie Euschia - nutriva una forte e tenerissima
devozione per la "sua" santa Lucia, il cui anniversario era già commemorato da
una festa liturgica. Tale iscrizione è stata trovata su una sepoltura del
pavimento, incisa su una pietra di marmo quadrato, misurante cm 24x22 e avente
uno spessore di cm 3, tagliata irregolarmente. Le due facce della pietra erano
state ricoperte di calce: ciò indica che la tomba era stata violata».
E così suona l'epigrafe o iscrizione di Euschia
-
Euschia, irreprensibile, vissuta buona e pura per circa 25 anni, morì
nella festa della mia santa Lucia, per la quale non vi è elogio come conviene.
Cristiana, fedele, perfetta, riconoscente a suo marito di una viva
gratitudine.
Di santa Lucia esiste a Siracusa il «loculo», cioè la tomba primitiva,
sulla quale fin dai tempi antichi sorse una chiesa, rifatta poi nel Seicento.
Inoltre - come ha scritto Piero Bargellini nel
suo libro I Santi del giorno - «esistono iscrizioni, che testificano una
remota e fervida devozione per la Martire e un culto liturgico già stabilito dai
primi secoli. Infine, esiste una di quelle "Passioni" con le quali la
devozione dei fedeli ha ricamato di fantasia, sopra un canovaccio certamente
storico».
Agiografia
Gli Atti del suo martirio, il cosiddetto Codice Papadopulo,
narrano di una giovane, orfana di padre, appartenente ad una ricca famiglia di
Siracusa, che era stata promessa in sposa ad un pagano. La madre di Lucia,
Eutichia, da anni ammalata, aveva speso ingenti somme per curarsi, ma nulla le
era giovato. Fu così che Lucia ed Eutichia, unendosi ad un pellegrinaggio di
siracusani al sepolcro di Agata nel dies natalis della vergine e martire
catanese, pregarono S. Agata affinché intercedesse per la guarigione della
donna. Durante la preghiera Lucia si assopì e vide in sogno S. Agata in gloria
che le diceva Lucia, perché chiedi a me ciò che puoi ottenere tu per tua
madre? Nella visione S. Agata le preannunciava anche il suo patronato sulla
città di Siracusa. Ritornata a Siracusa e constatata la guarigione di Eutichia,
Lucia comunicò alla madre la sua ferma decisione di consacrarsi a Cristo. Il
pretendente, insospettito e preoccupato nel vedere la desiderata sposa vendere
tutto il suo patrimonio per distribuirlo ai poveri, verificato il rifiuto di
Lucia, la denunciò come cristiana. Erano in vigore i decreti di persecuzione dei
cristiani emanati dall'Imperatore Diocleziano.
Il processo che Lucia sostenne dinanzi all'Arconte Pascasio attesta la fede
ed anche la fierezza di questa giovane donna nel proclamarsi cristiana. Il
dialogo serrato tra lei ed il magistrato vede addirittura quasi ribaltarsi le
posizioni, tanto da vedere Lucia quasi mettere in difficoltà l'Arconte che, per
piegarla all'abiura, la sottopone a tormenti.
Lucia esce illesa da ogni tormento fino a quando, inginocchiatasi, viene
decapitata. Prima di morire annuncia la destituzione di Diocleziano e la pace
per la Chiesa.
Privo di ogni fondamento, ed assente nelle molteplici narrazioni e
tradizioni, almeno fino al secolo XV, è l'episodio di Lucia che si strappa gli
occhi. L'emblema degli occhi sulla tazza, o sul piatto, è da ricollegarsi,
semplicemente, con la devozione popolare che l'ha sempre invocata protettrice
della vista a causa del suo nome Lucia (da Lux, luce).
La sua iconografia vede spesso gli occhi accompagnati dal pugnale conficcato
in gola. Il motivo di questa raffigurazione è da spiegarsi con il racconto dei
cosiddetti Atti latini che descrivono la morte di Lucia per
jugulatio piuttosto che per decapitazione.
Storicamente attestato, grazie anche ad una testimonianza scritta lasciataci
da un testimone oculare, il can. Antonino De Michele, è quello che è passato
alla storia come il miracolo della fine della carestia dell'anno 1646. La
domenica 13 maggio 1646, a chiusura di un ottavario di preghiera per la
cessazione della carestia, ottavario durante il quale il simulacro di S. Lucia
era stato esposto alla pubblica venerazione presso l'altare maggiore della
Cattedrale di Siracusa, una colomba fu vista volteggiare dentro la Cattedrale
durante la Messa celebrata dal Vescovo Elia de' Rossi. Quando la colomba si posò
sul soglio episcopale, una voce annunciò l'arrivo al porto di un bastimento
carico di cereali. La popolazione tutta vide in quella nave la risposta data da
Lucia alle tante preghiere che a lei erano state rivolte.
Priva di fondamento la leggenda che vuole che in quell'occasione i siracusani
cucinarono di fretta i cereali per nutrirsene facendo così nascere la tradizione
della cuccìa. La cuccìa, un dolce a base di ricotta e frumento tipico della
Sicilia occidentale, non è mai stato un dolce tipico siracusano. È stato
introdotto a Siracusa, più come elemento folkloristico che tradizionale, negli
anni '80 del XX secolo, da alcune pasticcerie siracusane.
Secondo una leggenda priva di fondamento oggettivo,[2]
la discendenza della santa siracusana proverrebbe direttamente dalla famiglia di
Archimede,
legando così le due figure più importanti della città ad un unico ramo
genealogico.
Santa Lucia nella
Divina Commedia
La figura di S. Lucia, nel corso dei secoli, è stata fonte di ispirazione non
soltanto sul piano strettamente religioso e teologico, o artistico, ma anche letterario sia
nell'ambito di una letteratura colta, diremmo
“alta”, sia in un contesto più propriamente legato alla tradizione popolare di
questo o quell’ambiente in cui si è, in varia misura, radicato il culto verso la
martire siracusana.
Nell’ambito della tradizione letteraria propriamente detta, la figura della
Santa ispirò Dante Alighieri. Il
poeta nel "Convivio" afferma che aveva subìto in gioventù una lunga e
pericolosa alterazione agli occhi a causa delle prolungate letture (Cfr. Conv.
III-IX, 15), ottenendone poi la guarigione per intercessione di S. Lucia.
Gratitudine, speranza e ammirazione indussero quindi il sommo poeta ad
attribuirLe un ruolo fondamentale non soltanto nella sua vicenda personale, ma
anche, allegoricamente e simbolicamente, in quella dell’umanità intera nel suo
viaggio oltremondano descritto nella Divina Commedia.
S. Lucia nelle tre cantiche diventa il simbolo della "grazia illuminante",
per la sua adesione al Vangelo sino al sacrificio di sé, dunque, "via",
strumento per la salvezza eterna di ogni uomo, oltre che del Dante personaggio e
uomo.
Questa interpretazione religiosa della personalità storica della vergine
siracusana, quale santa che illumina il cammino dell’uomo nella comprensione del
Vangelo e nella
fede in Cristo,
risale ai primi secoli della diffusione del suo culto. Così, infatti, l’hanno
esaltata, promuovendone la devozione, S.Gregorio Magno
(590-604), S.Giovanni
Damasceno (674-754), S.Adelmo
d’Inghilterra (-709) e tanti altri. Ed è, appunto, a questa interpretazione
della figura di S. Lucia, che si collega Dante, in aspra e aperta polemica con
il contesto storico di decadenza morale, politica, civile del suo tempo, tema,
peraltro, di fondo che percorre tutta l’opera dalla "selva oscura" all’ascesa
verso l’"Empireo".
Se esaminiamo con attenzione la figura della martire nella Divina Commedia,
si scorge in Lei un personaggio che ci appare vivo e reale nel coniugare in sé
qualità celestiali e umane allo stesso tempo. È creatura celeste e umana, quando
su invito di Maria scende
dall’Empireo, per avvertire Beatrice dello smarrimento di Dante e del
conseguente pericolo che incombe su di lui:
Questa (e cioè la "donna gentil", Maria indicata sempre così in tutta
l’opera) chiese Lucia in suo dimando | e disse: Or ha bisogno il tuo fedele |
di te, ed io a te lo raccomando. | Lucia, nimica di ciascun crudele, | si
mosse... (Inferno II, 92-96).
A questo punto, la santa con gli occhi luminosissimi in lacrime (li occhi
lucenti lacrimando volse) si rivolge a Beatrice, la donna amata dal poeta,
invitandola a soccorrere Dante personaggio prima che sia troppo tardi:
Beatrice, loda di Dio vera, | ché non soccorri quei che t’amò tanto, |
ch’uscì per te de la volgare schiera? | Non odi tu pietà del suo pianto? | Non
vedi tu la morte che ’l combatte | Su la fiumana ove ’l mar non ha vanto?
(Inferno II, 103-108)
E ancora, nel 2° regno oltremondano, S. Lucia è creatura umana, materna nel
prendere Dante assopito, dopo un colloquio con illustri personaggi in una
località amena (la "Valletta dei Principi") e, a condurlo alla porta d’ingresso
del Purgatorio: Venne una
donna e disse: I’ son Lucia | lasciatemi pigliar costui che dorme; | sì
l’agevolerò per la sua via (Purgatorio IX, 55-57).
E così, dopo averlo aiutato ad intraprendere il difficile cammino di
salvezza, a seguito dello smarrimento nella "selva oscura", lo mette in
condizione di intraprendere il percorso della purificazione dei propri peccati.
Anche qui Dante personaggio, per influsso senz’altro del Dante autore e uomo a
lei "fedele", accenna ancora una volta alla luminosa bellezza degli occhi della
martire, non senza rimandi simbolici: Qui ti posò ma pria mi dimostraro | li
occhi suoi belli quella intrata aperta: | poi ella e ’l sonno ad una se
n’andaro (Purgatorio IX, 61-63). Infine, la vergine siracusana è spirito
celeste, quando al termine del viaggio ultraterreno, nel Paradiso, Dante
personaggio su indicazione di S. Bernardo, la rivede nel
primo cerchio dell’Empireo, accanto a S. Anna e a S. Giovanni
Battista, nel trionfo della Chiesa da lei profetizzato
durante il martirio: Di contr’ a Pietro vedi sedere Anna, | tanto contenta di
mirar sua figlia | che non move occhio per cantare osanna. | E contro al maggior
padre di famiglia | siede Lucia, che mosse la tua donna, | quando chinavi, a
ruinar, le ciglia. (Paradiso XXXII, 133-138). Dante, raggiunta la pienezza
della sua ascesa, associa questa volta significativamente la figura di S. Lucia
a quella della Madre di Maria, S. Anna, collocandola di fronte ad Adamo, il
capostipite del genere umano. Maria, Beatrice, Lucia sono le tre donne che hanno
permesso, per volere divino, questo cammino di redenzione al personaggio Dante,
ma tra di esse, la vergine siracusana rappresenta per il sommo poeta,
l’ineludibile anello di congiunzione (e quindi il superamento) fra l’esperienza
terrena del peccato e il provvidenziale
cammino ascetico-contemplativo
dell’esperienza oltremondana.

(nella foto
Tela del secolo XVIII. Santa
Maria di Licodia)
Culto in Italia
La sua festa liturgica ricorre il 13 dicembre;
antecedentemente all'introduzione del calendario moderno (1582) la festa cadeva in prossimità
del giorno del solstizio
d'inverno (da cui il detto "santa Lucia il giorno più corto che ci sia") ma
non vi coincideva nei paesi che adottarono subito il nuovo calendario
(differenza di 10 giorni). Nei paesi nordici, che adottarono questo calendario
circa duecento anni più tardi, il solstizio cadeva, invece, proprio il 13
dicembre (calendario
gregoriano). È curioso notare che questa tradizione si può applicare
nell'ambito del calendario gregoriano, avendo però l'accortezza di interpretare
il "giorno più corto" come il giorno in cui il sole tramonta prima; comunque,
l'associazione non e' assoluta, in quanto nell'emisfero sud della Terra è uno
dei giorni più lunghi dell'anno.
La celebrazione della festa in un giorno vicino al solstizio d'inverno, è
probabilmente dovuta alla volontà di sostituire antiche feste popolari che
celebravano la luce e si festeggiano nello stesso periodo nell'emisfero nord.
Altre tradizioni religiose festeggiano la luce in periodi vicini al solstizio
d'inverno come ad esempio la festa di Hanukkah ebraica, che dura otto
giorni come le celebrazioni per la santa a Siracusa, o la festa di dipavali celebrata in
India.
È considerata dai devoti la protettrice degli occhi, degli oculisti, degli
elettricisti e degli scalpellini e viene spesso invocata nelle malattie degli
occhi.
Nelle province di Brescia, Bergamo, Verona ed in alcune altre del Nord
Italia, il giorno di Santa Lucia è considerato il più bello dai bambini perché
la santa, accompagnata dal suo asinello e dal cocchiere Castaldo, porta doni ai
più piccoli. Le famiglie sono solite lasciare un piatto di farina per
l'asinello, una tazzina di caffè per Santa Lucia, un pezzo di pane per Castaldo.
Nella notte tra il 12 ed il 13 dicembre Santa Lucia consuma quanto preparato e
lascia splendidi doni. Santa Lucia non si fa mai vedere e si dice che ai bambini
troppo curiosi butti un pizzico di cenere negli occhi.
Il corpo della santa, prelevato in epoca antica dai Bizantini a Siracusa, è
stato successivamente trafugato dai Veneziani che conquistarono Costantinopoli
(l'attuale Istanbul) ed è quindi attualmente conservato e venerato nella chiesa di San
Geremia a Venezia. Le sacre spoglie della
santa siracusana tornarono eccezionalmente a Siracusa per sette giorni nel
dicembre 2004 in occasione del 17° centenario del suo martirio.
L'arrivo e la partenza delle spoglie furono salutati da una incredibile folla
di siracusani; riscontrata l'elevatissima partecipazione e devozione dei devoti,
siracusani e non, da allora si è fatta strada la possibilità di un ritorno
definitivo tramite alcune trattative tra l'Arcivescovo di Siracusa Giuseppe Costanzo e il
Patriarca di
Venezia Angelo
Scola.[3]
Festa di Santa Lucia a
Verona
Secondo la leggenda veronese, intorno al XIII sec., in città, in particolare
tra i bimbi, era scoppiata una terribile ed incurabile epidemia di “male agli
occhi” La popolazione decise allora di chiedere la grazia a S. Lucia, con un
pellegrinaggio a piedi scalzi e senza mantello, fino alla chiesa di S. Agnese,
dedicata anche alla martire siracusana, posta dove oggi c’è la sede del Comune:
Palazzo Barbieri. Il freddo spaventava i bambini che non avevano nessuna
intenzione di partecipare al pellegrinaggio. Allora i genitori promisero loro
che, se avessero ubbidito, la Santa avrebbe fatto trovare, al loro ritorno,
tanti doni. I bambini accettarono… l’epidemia si esaurì… Da questo momento è
rimasta la tradizione di portare in chiesa i bambini, per la benedizione degli
occhi, il 13 dicembre e ancora oggi, la notte del 12 dicembre, i bambini
aspettano l’arrivo di S. Lucia che porta loro gli attesi regali a bordo di un
asinello volante. Si lascia un piatto sul tavolo con del cibo con cui ristorare
sia lei che l’asinello prima di andare a dormire. In questa sera i bambini vanno
a letto presto e chiudono gli occhi, nel timore che la Santa, trovandoli ancora
svegli, li accechi con la cenere. La mattina dopo, Lucia fa trovare loro il
piatto colmo di dolci, fra cui le immancabili “pastefrolle di S. Lucia”, di
varia forma (stella, cavallino, cuore…), nonché l'altrettanto immancabile
"ghiaia dell'Adige". Le formine delle frolle scacciano il male e sono di buon
auspicio. Dal secolo scorso si è sviluppata, per l’occasione la tradizionale
grande fiera, che ancora oggi si tiene nei tre giorni precedenti il 13 dicembre,
in una Piazza Bra’ riempita dai “bancheti de Santa Lussia”, ricchi di giocattoli
e dolci di ogni tipo.
Festa di Santa Lucia
a Siracusa
È una festa molto sentita e partecipata che convoglia nella città siciliana una
enorme quantità di fedeli.
La festa patronale della Santa siracusana comincia ufficialmente la mattina
del 12 dicembre con la traslazione del simulacro argenteo della Santa dalla sua
cappella in cattedrale, fino all'altare maggiore. La sera vengono poi celebrati,
sempre in cattedrale, i vespri solenni, presieduti dall'Arcivescovo, a cui
partecipano diversi sacerdoti della diocesi, diaconi, il Seminario
Arcivescovile, diverse autorità civili e religiose. Alla fine dei vespri viene
distribuita ai fedeli la "cuccìa", dolce tipico della
Sicilia occidentale che viene preparato come da tradizione il giorno della festa
della Santa Patrona, introdotto a Siracusa negli anni '80 del XX secolo.
È il 13 dicembre il giorno principale della festa, in cui tutta la città e
non solo si stringono attorno alla Santa siracusana. Il simulacro argenteo viene
portato a spalla lungo le vie della città per giungere in serata alla chiesa di
Santa Lucia al Sepolcro localizzata nel quartiere e più specificatamente
nella piazza intitolata in sua memoria. Momenti suggestivi della processione
sono la sosta che la Santa Patrona fa al suo arrivo nelle vicinanze del Porto
grande e al passaggio sul ponte quando marinai e militari le dedicano i loro
onori facendo suonare a festa le sirene delle loro navi.
Giorno 20, giornata tradizionalmente definita dai siracusani come l'
ottava, il simulacro di S.Lucia, rispetto al tragitto di sette giorni prima,
osserva diverse soste molto sentite dai fedeli. La prima al santuario
della Madonna delle Lacrime, dove avviene l'incontro tra la Santa e Maria.
La seconda presso l'ospedale di Siracusa (situato a pochissimi metri dal
santuario stesso) per far visita ai malati. Dopo aver effettuato le sopraccitate
soste, riprende il cammino verso la Cattedrale attraversando il cuore della
città.
Il simulacro argenteo giunge in serata sul Ponte Umbertino (i ponti
per i siracusani ) per il tradizionale spettacolo pirotecnico prima di fare
rientro nell'isola di Ortigia, dove
raggiunge Piazza Duomo intorno alle 23 per essere riconservata nella propria
cappella in Cattedrale dove resta chiusa fino alla prima domenica di maggio,
quando si svolge la festività di Santa
Lucia delle quaglie.
Nel nord d'Italia
In alcune regioni dell'Italia settentrionale,
particolarmente nel Trentino e nelle province di Udine, Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Mantova, Piacenza, Parma, Reggio Emilia
e Verona, esiste una
tradizione legata ai "doni di santa Lucia", figura omologa dei vari San Nicola, Babbo
Natale, Gesù bambino, Befana ed altri che,
durante i secoli, hanno sostituito l'antico culto degli avi, nell'immaginario
infantile.
Secondo la moderna usanza, nata negli anni trenta e consolidatasi
nei decenni successivi, i bimbi scrivono una lettera alla santa, elencando i
regali che vorrebbero ricevere e dichiarando di meritarseli, essendo stati bravi
ed obbedienti durante l'anno.
Per accrescere l'attesa a la credenza dei bimbi, è uso che i ragazzi più
grandi, nelle sere precedenti, percorrano le strade suonando un campanello
da messa e richiamando i piccoli al loro dovere di andare subito a letto, ad
evitare che la santa li veda e li accechi, gettando cenere nei loro occhi. Allo
scopo di ringraziare la santa è uso lasciare del cibo; solitamente delle arance,
dei biscotti, mezzo bicchiere di vino rosso e del fieno per l'asino che trasporta i
doni.
Il mattino del 13 dicembre, al loro risveglio, i bimbi troveranno un piatto
con le arance e i biscotti non consumati, arricchito di caramelle e monete di
cioccolato. Inoltre, a volte nascosti nella casa, i doni che avevano richiesti e
che sono dispensati totalmente o parzialmente, secondo il comportamento tenuto
e, più spesso, secondo le disponibilità economiche dei genitori.
Festa di
Santa Lucia ad Erchie (BR)
Si festeggia il secondo giovedì dopo Pasqua, in occasione delle tradizionali
"perdonanze" ed il 13 dicembre. Il corpo di Santa Lucia fu custodito dai monaci
basiliani nella grotta dell'Annunziata durante la deportazione delle spoglie
della santa da Siracusa verso Costantinopoli. La leggenda racconta che un
pastore vide la sua mucca allontanarsi costantemente dal resto del gregge; un
giorno incuriosito la segui accorgendosi che si abbeverava non lontano; vicino a
quella sorgente scorse una effige della santa realizzata durante l' epoca della
sosta delle spoglie. I fedeli dell' allora "Hercle" vollero costruire una
cappella in onore della santa e successivamente una basilica superiore. il
santuario che si sviluppa su tre piani. In quello più basso sgorga l' acqua
ritenuta da tanti fedeli miracolosa. Molti fedeli accorrono da tutta Italia,
generalmente il giovedì, per venerare la Santa e approvvigionarsi dell'acqua
santa nei tipici "milicchi", per devozione, voto o ringraziamenti per grazie
ricevute[4].
Festa di Santa Lucia a
Savoca
Oltre alla tradizionale processione e festa del 13 dicembre, nel paese
siciliano di Savoca, in provincia di
Messina, si tiene, in periodo estivo (la seconda domenica di agosto) una
festa che rievoca, per le vie del paese, il martirio della santa. Santa Lucia è
impersonata da una bambina di origine savocese che, vestita di bianco, viene
portata a spalla da un uomo e tiene fra le mani una palma d'argento, simbolo del
martirio. Attorno alla bambina (detta "la Lucia") molti personaggi in costume
cercano di tentarla. Primo fra tutti il diavolo (u Diavulazzu, detto
anche u Virseriu), un uomo vestito di rosso, che indossa un'antica
maschera di legno e che brandisce un forcone ricurvo detto "furcedda". La
bambina ha una grossa corda legata alla vita e questa corda viene tirata da
altri figuranti, vestiti da soldati romani, tradizionalmente chiamati
"Giudei"; infine all'altro capo della corda sono legati due buoi. Compito
della Lucia è compiere tre volte il giro del paese, accompagnata da tutti questi
personaggi, e rimanere immobile di fronte alle tentazioni. Alla fine del
percorso la processione si ferma nella piazza principale del paese, dove la
bambina scende dalle spalle dell'uomo che la trasportava, si inchina dinanzi al
popolo, i buoi vengono sciolti, i giudei si disperdono, e nel paese hanno inizio
i festeggiamenti.
La festa di santa Lucia è divenuta negli anni uno dei più importanti
appuntamenti turistici dell'antico borgo di Savoca, e attira, oltre agli
emigrati che rientrano a casa per le vacanze, anche molti turisti dalle vicine
province di Messina e Catania, e dal resto della
penisola.
Festa di Santa
Lucia a Catenanuova
Quando fu eretta la chiesa dedicata a Maria Santissima Immacolata a Catenanuova in provincia di
Enna, un manoscritto a firma di don Gioacchino Tornatore in data 10 maggio 1908
narra così:
La chiesa di sua natura è filiale della maggiore, cosicché il Parroco vi
esercita la sua piena giurisdizione, ne amministra personalmente le rendite, si
riserva le funzioni più importanti dell’anno come il giorno dell'Immacolata 8
dicembre, quello di San Gaetano il 31 maggio, e quello di Santa Lucia il 13
dicembre, le straordinarie solennità. Il cappellano che vi celebra la Messa è
coadiutore nato del Parroco per quanto riguarda l'amministrazione dei
Sacramenti.
Da questa bolla è possibile capire che il simulacro di santa Lucia è stato
acquistato appunto per l’occasione dell’apertura della nuova chiesa, quindi
sembra abbastanza verosimile che da quell’anno s’iniziò a celebrare la festa in
onore della martire Lucia, anche perché il simulacro in gesso che fino al 2003 si portò in
processione, risale al 1908 quindi possiamo dire che la devozione alla santa
siracusana arrivò in quell’anno. L’antico simulacro in gesso nel 2004 in
occasione del 1700° anniversario dal martirio della santa, è stato sostituito da
un altro in legno realizzato su copia della statua di santa Lucia che si
conserva a Siracusa, dato che la statua del 1908 dopo il restauro del 2002 ha riportato delle
lesioni che non garantivano più le processioni.
È da rilevare, che nel medaglione posto al collo della statua di santa Lucia,
si conserva una reliquia portata a Catenanuova nel 1750.
Grande devozione vi è anche per questa Santa a Catenanuova. In onore di santa
Lucia il popolo devoto ancora oggi partecipa al triduo cantato con preghiere e
inni in suo onore le quali succedono la festa dell'Immacolata e che si
concludono il 13 del mese di dicembre con: alle 9,00 alle 11,00 e alle 17,00 la
messa in suo onore, e intorno alle 18,00 con l'uscita dell'artistico simulacro
per le vie cittadine, tra fuochi pirotecnici, banda musicale, inni e
preghiere.
A Napoli
A Napoli, nel
borgo marinaro di Santa Lucia (al quale fa riferimento la celebre canzone
napoletana Santa Lucia) i festeggiamenti cominciano dal Sabato precedente il 13,
con una processione che porta il busto argenteo della Martire, risultante dalla
fusione di diversi ex-voto, dal mare fino alla
chiesa di Santa Lucia. All'alba del 13 dicembre, lungo
l'itinerario verso la chiesa di Santa Lucia viene collocata una batteria di
fuochi che precede la processione dei fedeli, i quali recano candele o bengala a
simboleggiare la luce della Martire che pervade il buio della notte. Per tutta
la giornata del 13 dicembre si tiene Messa
ad intervalli di un'ora, fino alle 18:30 quando l'intervento del Cardinale
chiude le celebrazioni e dà avvio all'ultimo spettacolo pirotecnico.
A Castelbuono
A Castelbuono, sulle Madonie, la Santa
è festeggiata due volte l'anno; l'ultima domenica di settembre ricorre la festa
di Santa Lucia di Campagna, che si svolge in una chiesetta fuori paese ed
è consuetudine preparare sin dalla sera prima la tradizionale cuccia ("zuppa" di
cereali) che sarà poi benedetta e distribuita a tutti i presenti; questa festa
nacque dopo il ritrovamento del quadro sottoterra e la successiva edificazione
della chiesa ad opera dello stesso contadino che lo ritrovò. Ancora oggi il
quadro si ritiene miracoloso. Il 13 dicembre, invece, è
la congregazione a festeggiare la Santa nella chiesa del Rosario. Anche in
questa occasione si distribuisce la cuccia e la gente usa non mangiare pane o
pasta per tutta la giornata. cibi tipici sono gli arancini e le panelle. la
Santa è invocata contro le malattie degli occhi in particolar modo
"l'ugghialoru".
A Carlentini
L'origine della devozione verso Santa Lucia può essere ricondotta al periodo
della stessa fondazione della città. Infatti gli abitanti di Carlentini il 15
marzo 1621, secondo l'antica usanza di mettere la città sotto la protezione di
un santo, scelsero Santa Lucia a "Patrona protettrice ed Avvocata della città"
chiedendone la proclamazione ufficiale. Le celebrazioni avvenivano ogni anno nel
giorno della Pasqua di resurrezione ma si rivelarono inopportune e il 3 aprile 1842 furono spostate
alla Pasqua di Pentecoste. Trent'anni dopo e precisamente il 20 ottobre 1872 il Consiglio
deliberò di festeggiare la Patrona la quarta domenica di agosto di ogni anno
tradizione rimasta immutata fino ad oggi. Le celebrazioni durano tre giorni ed
hanno inizio il sabato con l'esposizione della Sacra Reliquia, un avambraccio
d'argento che custodisce un frammento osseo del braccio della Santa altre tre
reliquie sono presenti all'interno di altrettanti reliquiari, la domenica
mattina, alle ore 10.00, dopo la celebrazione della messa, possiamo assistere
alla trionfale uscita del venerato simulacro, spinto dai "devoti di Santa
Lucia", accompagnato dalla Deputazione e dalle autorità civili e militari,
seguita dallo sparo dei fuochi d'artificio. Il venerato fercolo rientrerà il
lunedì sera alle 24.00. Il lunedì concluderà il giro della città. I
festeggiamenti si chiudono con il tradizionale sparo dei fuochi pirotecnici.
Il simulacro di santa Lucia è un'opera di probabile manifattura locale.
Sull'anno della sua realizzazione si sa poco ma certamente già esisteva nel 1621 anno della
proclamazione a Patrona di Carlentini. La struttura è di legno, tela, colla e
gesso. Nel secolo scorso il materiale fu impreziosito con l'integrale
rivestimento di lamine in oro pregiato e argento, opera di diversi maestri orafi
e argentieri della Sicilia. Le 18 stole, che possiede il tesoro della santa,
sono impreziosite dei tanti ex voto dal 1630 ad oggi suddivise in ventenni
o decenni, oltre i tanti ex voto raffiguranti occhi argentei, e la preziosissima
croce pettorale in oro massiccio impreziosita da smeraldi ,rubini e diamanti di
pregevole fattura donata a fine Ottocento dai Baroni Beneventano della
Corte.
A Rocca di Cambio
La devozione delle popolazioni dell’Altopiano delle
Rocche alla santa protettrice della vista, patrona di Rocca di Cambio, si fa
risalire al XIII secolo; i
festeggiamenti in onore della Santa, che richiamano fedeli da tutta la Marsica, hanno
luogo durante l’ultimo fine settimana di giugno, anziché nella tradizionale data
del 13 dicembre. Lo spostamento della festa al periodo estivo, deciso fin dal 1794, fu una diretta
conseguenza dell’estrema rigidità climatica della zona e delle oggettive
difficoltà che s’incontravano nello svolgimento della processione lungo
l’impervio viottolo, solitamente innevato e ghiacciato, che in meno di due
chilometri congiungeva l’abitato di Rocca di Cambio con la Chiesa di Santa
Lucia. Durante questi tre giorni di festa la Chiesa viene riaperta ai
fedeli e in essa vengono celebrate le Sante Messe, sia tradizionali che salmodiate,
officiate in numero adeguato da consentire la partecipazione ai tanti fedeli
accorsi. In paese la festa si protrae per tre giorni con spettacoli
pirotecnici, canti folcloristici e sfilate nei tipici costumi abruzzesi. Alla
domenica la festa si chiude con la tradizionale processione, che ripercorre da
secoli lo stesso viottolo, i fuochi d’artificio che illuminano la notte
dell’altopiano e il tradizionale Ballo della Pupazza che si svolge nella
piazza principale del paese.
A Santa Lucia a
Belpasso (CT)
Il paese di Belpasso, anticamente chiamato Malpasso, ha come patrona Lucia,
della quale conserva alcune reliquie rilasciate nel 1654 dall'allora vicario
generale di Catania e messe in salvo durante l'eruzione dell'Etna del 1669 che fece scomparire
il paese.
Successivamente la chiesa ricevette altre reliquie tra le quali ricordiamo le
ultime donate dalla chiesa di S.Lucia in Venezia e dall'arcivescovo di
Catania.
Santa Lucia viene festeggiata come patrona dal 1636 ma era già venerata in
precedenza: i fedeli infatti si recavano nella chiesa della Madonna delle Grazie
del convento dei Carmelitani di Malpasso a pregare la Santa ai piedi di un
grande quadro.
Le feste in onore della patrona che durano tredici giorni e raggiungono il
culmine il 12, 13 e 14 dicembre sono uno degli appuntamenti più sentiti dalla
popolazione locale che attende non solo la suggestiva processione delle reliquie
e del simulacro sul fercolo d'argento, opera di artigiani orafi siciliani del
Settecento (giorno 13 e 14), ma anche e soprattutto l'apertura dei carri e le
"cantate" (la sera della vigilia).
I carri sono delle grandi costruzioni meccaniche che racchiudono elaborate
scenografie, realizzati con settimane di intenso lavoro da stuoli di artigiani
(in rappresentanza di ciascun quartiere) raccolti in gruppi, ciascuno dei quali
è diretto da un "mastro" cioè l'ideatore o meglio il "progettista" dei
carro.
I carri vengono presentati uno alla volta, chiusi, in piazza Duomo e si
aprono lentamente (la "spaccata"), svelando lo scenografico contenuto in un
tripudio di luci, dipinti e personaggi viventi in un crescendo spettacolare in
attesa dell'ultima scena del carro, l'Apoteosi di Santa Lucia, che può
raggiungere la ragguardevole altezza di ben dieci metri.
La "spaccata" di ciascun carro è accompagnata dall'esibizione dei "cantanti"
che lodano la santa con toni struggenti.
Festa di
Santa Lucia ad Aci Catena (CT)
Il primo simulacro di Santa Lucia, che risale al 1440, viene sostituito con
l’attuale nell’anno 1666. Una scultura lignea di enorme pregio artistico che non
ha eguali nel territorio circostante, voluto dalla lungimiranza dal can.
Francesco Strano e che il popolo santalucioto ha custodito nell’arco dei
secoli.
Il 12 dicembre è già festa ad Aci S. Lucia, odierno quartiere del comune di
Aci Catena. È il giorno della conclusione del solenne novenario che ha visto una
larga partecipazione di popolo. Dopo la celebrazione eucaristica i fedeli si
dispongono ad andare a prelevare, come da antichissima tradizione, il braccio
reliquiario dalla chiesa Matrice di Aci Catena.
La prima testimonianza risale al 12 dicembre 1666 in cui una solenne
processione partita dalla Matrice di Aci Catena raggiungeva la chiesa dedicata a
Santa Lucia. La scena si ripete ogni anno con la stessa solennità. La
processione vede la partecipazione del clero cittadino e delle confraternite. La
suggestiva processione si conclude sul sagrato della chiesa di Santa Lucia con
la benedizione con la reliquia e lo sparo di fuochi pirotecnici.
Le cinque del mattino: il campanone incomincia a produrre i suoi rintocchi
dal ritmo sincopato. Si tratta del cosiddetto “cunsulato” che annuncia la
solennità del dì di festa. Poco più tardi lo stormo delle campane è accompagnato
dallo sparo di tredici salve. Tutto ormai prelude al primo momento topico della
giornata: l’incontro dei santalucioti con il simulacro della loro Patrona. Alle
ore 8,30 la chiesa è piena in modo inverosimile; l’emozione si tocca con mano:
tutti gli sguardi sono rivolti verso la cappella.
È il momento: il “mastro di vara”, colui che ha materialmente la cura del
simulacro e del fercolo, si avvicina alle porte della cappella. Cinque chiavi
fanno scattare cinque serrature: la parola passa al parroco che con parole
appropriate prepara spiritualmente il momento dell’incontro; quindi, invita alla
preghiera. L’”Amen” festoso della liturgia si confonde a questo punto con le
voci di giubilo dei fedeli e l’immagine di Santa Lucia viene svelata e traslata
all’altare maggiore opportunamente adornato.
Giunge il momento del solenne Pontificale. Il coro, accompagnato
dall’orchestra, anima la liturgia: è un momento intenso di preghiera corale alla
presenza di tutto il popolo santo di Dio e delle autorità civili e militari.
La mattinata di festa volge al termine. Adesso i cuori sono orientati verso
la solenne uscita del simulacro che avverrà puntualmente alle
ore 16,00. La
venerata effige non è ancora apparsa sulla porta maggiore della chiesa e già è
un tripudio di suoni e di colori. Trasferito sull’elegante fercolo dei primi
ottocento, il simulacro inizia il suo giro della borgata di Aci Santa Lucia e
per le vie della città: un tripudio che diventa incontenibile quando si toccano
gli antichi quartieri della parrocchia: il “Crucifissu ‘o vadduni”, la “Sanità”,
la “Cubisia”, la “vanedda ‘e roti”.
Giunge il momento finale: il trionfale ingresso in Piazza Santa Lucia.
Uscendo di corsa da via Esperando, il fercolo percorre via
Vittorio Emanuele,
mentre i fuochi d’artificio illuminano il cielo: un momento di apoteosi che
prelude al commiato.
Il simulacro di Santa Lucia viene riportato nella sua cappella e lentamente,
tra canti e grida di giubilo, viene velato.
(nella foto Il
Seppellimento
di santa Lucia, Caravaggio)
Santa Lucia
è considerata patrona di:
-
Arcidiocesi
di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela (compatrona assieme alla Madonna della
Lettera, a san Placido e a San Bartolomeo).
-
Arcidiocesi di
Siracusa.
-
Belpasso (CT) - Durante i
festeggiamenti si svolge la caratteristica manifestazione dei Carri di
santa Lucia, sontuose macchine sceniche barocche, allestite dalle
maestranze dei Quartieri cittadini.
-
Carlentini (SR).
-
Casola Valsenio (RA).
-
Castrocielo(FR).
-
Copparo
(FE).
-
Cortenuova (BG).
-
Diemoz parrocchia di Verrayes nella
regione autonoma Vallée d'Aoste.
-
Erchie (BR)
- Nel famoso santuario che porta il suo nome si conservano due reliquie: un
lembo della pelle e un pezzo di osso del dito di una mano.
-
Fondo
in Val di Non (TN).
-
Miglierina (CZ).
-
Mongrassano (CS)
-
Montefiore
dell'Aso (AP).
-
Motta Santa Lucia
(CZ) - Si festeggia il 13 dicembre con la processione e la tradizionale
"focara" (accensione di un falo' di grandi dimensioni).
-
Prezza (AQ)
- Si festeggia nell'omonimo santuario il 13 dicembre ed il martedì dopo la
Pentecoste. Si conserva una reliquia. Esclamazione impetratoria: Santa
Lucia di Prezza ci conservi la vista.
-
Quargnenta
di Brogliano (VI) - Compatrona della comunità parrocchiale assieme a San
Lorenzo, diacono e martire.
-
Rocca di Cambio (AQ).
-
San Pietro (frazione di Rosà) (VI).
-
Santa Lucia del
Mela (ME).
-
Santa Lucia di
Piave (TV).
-
Santa Lucia di
Uzzano (PT).
-
Santa Sofia
(Italia).
-
Savignano sul
Rubicone (FC).
-
Savoca
(ME).
-
Siracusa.
-
Venasca
(CN).
-
Villa Santa Lucia,
FR, Parrocchia Santa Lucia V.M..
La festa di santa Lucia a Valguarnera
Caropepe è da sempre sinonimo di divertimento infantile in quanto fin dai
tempi più antichi toccava ai bambini l'importante compito di raccogliere la
legna nei boschi o nelle zone di campagna per poi essere trasporta fino alle
differenti piazze prescelte del paese. In seguito all'ammucchiamento il legname
prende la forma di una piccola montagna. Alla legna viene appiccato il fuoco
contemporaneamente allo squillare delle campane della chiesa madre alle otto di
sera, quando proprio dalla chiesa uscirà il "quadro". Il quadro altro non è che
una immagine di santa Lucia su un foglio di carta; esso viene incollato al
"burgio", termine locale per indicare un tronco spesso di paglia posizionato
verticalmente il quale, uscito dalla chiesa, viene acceso all'estremità
superiore e portato in processione per le vie principali del paese da volontari
che lo spingono con la corda oppure da un carro. Il fuoco si spegnerà da solo
consumandosi naturalmente. Il secondo atto della festa si svolge il 13 sera
quando, sempre dalla chiesa madre, esce la statua della santa che ripercorre le
vie seguita a piedi da una numerosa folla di fedeli. Durante questi due giorni
di festa è tipica usanza gustare "la cucia", altro termine locale per indicare
un piatto di granuli di frumento cucinati per diverse ore e conditi a loro volta
a seconda dei personali gusti. Il piatto cucinato in famiglia non è consumabile
nei ristoranti, poiché la ricetta si tramanda di generazione in generazione.
Culto in Svezia
In
Svezia
Lucia è molto venerata, sia dalla chiesa cattolica, che da quella luterana.
I bambini preparano biscotti e dolciumi a partire dal 12 dicembre. La mattina del
13, la figlia maggiore della famiglia si alza ancor
prima dell'alba e si veste
con un lungo abito bianco legato in vita da una cintura rossa; la testa è ornata
da una corona di foglie e da sette candele utili per vedere chiaramente nel
buio. Le sorelle, che indossano una camicia bianca, simboleggiano le stelle. I
maschi indossano cappelli di paglia e portano lunghi bastoni decorati con
stelline. La bambina vestita come santa Lucia sveglia gli altri membri della
famiglia e serve loro i biscotti cucinati il giorno precedente.
Nel paese scandinavo è diffusa una tradizionale canzone di santa Lucia
(Luciasången) che non è altro che la celebre "santa Lucia" napoletana
adattata con un testo in lingua svedese. In diverse città
alcune bambine sfilano vestite come santa Lucia intonando il Luciasången
di casa in casa.
Ogni anno c'è un'elezione per la Lucia di Svezia che, infine, raggiunge la
città siciliana di Siracusa, durante i festeggiamenti di Santa Lucia,
partecipando anche alla processione dell'ottava, quando il simulacro di Santa
Lucia viene ricondotto in Duomo.
Patrona della vista
È considerata per tradizione, la patrona della vista e di tutti coloro
che ne soffrono, come i non vedenti, i miopi, gli astigmatici. Presso l'urna
che accoglie le sacre spoglie della Santa in San Geremia a Venezia, vengono
quotidianamente portati ex voto e grazie ricevute che attestando la mugnificità
di Santa Lucia nel dispensare grazie.
Note
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